“Attenzione ai pinguini” e “Fuori fa più caldo”. Così hanno scritto su cartelli, improvvisati, gli alunni del Liceo Tacito, a Roma. Due giorni fa hanno interrotto le lezioni, sono scesi in strada e hanno cominciato a manifestare. Impedendo il transito di qualunque automezzo su via Giordano Bruno e via Andrea Doria. “Nonostante le proteste di lunedì, la situazione non è migliorata: le temperature non superavano i 10 gradi alle 8 di mattina. Sono entrati un centinaio di ragazzi su oltre 1100 iscritti”, ha raccontato Tommaso, rappresentante d’istituto al Liceo Ruiz, a Roma. Il freddo è arrivato e le scuole sono fredde. Le caldaie non riescono ad assicurare temperature accettabili nelle classi. “Al Plinio Seniore de freddo se more”, hanno scritto su Facebook gli alunni del liceo romano. Stessa storia al Liceo Caravaggio. Freddo, tanto freddo, anche in alcune primarie, come la Piccinini.

A Roma, come in molte altre città italiane, le temperature si sono abbassate e le scuole sono indecentemente inospitali. Si lamentano alunni e genitori. A ragione, protestano. A differenza degli insegnanti che soffrono, ma generalmente in silenzio. Forse perché hanno perso qualsiasi speranza. Hanno imparato a fare i conti con il depauperamento della scuola. Con i sempre più esigui mezzi a disposizione.

Possibile che ci si sia ridotti a protestare per avere una temperatura accettabile nelle scuole? Possibile che l’inarrestata corsa verso il baratro che sembra aver deciso di percorrere la scuola possa contemplare persino questo? Altro che aule multifunzionali! Altro che aule senza barriere architettoniche, in grado di accogliere piuttosto che respingere! Altro che progetti sull’inclusione oppure la legalità! Molte scuole, oltre a essere strutturalmente insicure, sono luoghi evidentemente poco ospitali.

Uno dei paradossi della vicenda è che proprio in coincidenza di questi giorni di freddo e di proteste molto istituti hanno deciso di organizzare degli open day. Delle giornate nelle quali le scuole si aprono ai genitori, in previsioni delle iscrizioni al prossimo anno. Proprio in queste occasioni tutto il personale scolastico, dal preside ai collaboratori scolastici, passando per il corpo insegnante, magnificano le meraviglie che la loro scuola assicurerà a chi la sceglierà. In questa fiera delle vanità ogni scuola diventa quel che non è. Ogni scuola si trasforma nella migliore delle scuole. Accade quasi sempre così. I nuovi alunni sono una merce delle quale impadronirsi.

Beninteso, il fatto che molte scuole non riescano a mettere alunni e professori, collaboratori scolastici e personale di segreteria nelle condizioni migliori per svolgere, ciascuno, il proprio lavoro al meglio non è la peggiore delle criticità. Ma di certo è quella con la quale in questo periodo si è costretti a fare i conti. Un’emergenza. L’ennesima, anche se non nuova. Già, perché non è la prima volta che “il freddo a scuola” diventa un tema di attualità. Non è il primo anno che le temperatura inaccettabili di tante scuole si trasformano in notizie. Cappotti e piumini non possono essere la soluzione a questo disastro, del quale la responsabilità è di molti. Di chi prende le decisioni, certo. Ma anche di chi le subisce. Senza neppure protestare. Professori fatevi sentire! Unitevi ai vostri alunni!

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