La scuola materna è stata inaugurata solo 4 anni fa. E oggi è già a rischio crollo, tanto che i vigili del fuoco ne hanno ordinato la chiusura “in via cautelativa” a causa di “evidenti lesioni sui muri”. Sfiora l’assurdo quello che sta accadendo a La Giustiniana, quartiere del quadrante nord di Roma, sulla direttrice Cassia. Sarà una relazione tecnica, attesa per la prima metà di dicembre, a decretare se l’edificio dovrà essere demolito o basterà ristrutturarlo. Fra l’altro, come apprende IlFattoQuotidiano.it, durante la realizzazione della struttura – che dal 2014 a oggi ha ospitato ogni giorno una media di 100 bambini – risulta siano stati effettuati “sversamenti di terreno nell’alveo originario del Fosso dell’Acqua Traversa”, oggi tombato. Motivo per il quale già nel 2009 il tribunale di Roma, su ricorso di un residente, aveva chiesto la “bonifica dei luoghi”, al fine di evitare il “rischio di calamità naturali”. Operazione ovviamente mai compiuta.

Una crepa sui muri

Costi triplicati
La scuola “Case e Campi” di via Carlo Gherardini è nata come “opera a scomputo”, una sorta di “risarcimento” al territorio che i costruttori realizzano a proprie spese nell’ambito della costruzione di un nuovo quartiere. La convenzione risalente al 1992 fra i proprietari delle aree aderenti al progetto di lottizzazione (denominato “Case e Campi”, appunto) e il Comune di Roma prevedeva la consegna della scuola materna nel 2001, per un costo totale di circa 1,4 milioni di euro. Alla fine, invece, l’edificio è stato preso in carico dall’ex Municipio XX una prima volta nel 2012 e, appurata l’assenza di spazi adibiti a mensa e cucina, è stato restituito ai costruttori e finalmente inaugurato solo il 3 novembre 2014. La spesa finale, tuttavia, è stata notevolmente superiore a quella preventivata, pari a 4,5 milioni di euro. I ritardi sono stati dovuti, come spesso accade, alle vicissitudini delle ditte realizzatrici, nello specifico la Macor Srl fino al 2008 e la Nuova Iper Costruzioni Srl fino a consegna. Entrambe indicate, come da prassi e secondo quanto affermato dall’attuale presidente del Consorzio, dai costruttori lottizzatori Marronaro Costruzioni e Gruppo Caltagirone.

La Lega: “Manca il collaudo definitivo”
In sintesi: una scuola di appena 10 aule inaugurata solo 4 anni fa, dopo 22 anni dalla firma della convenzione, pagata il triplo di quanto preventivato e già a rischio crollo. Con un piccolo giallo. Dalla documentazione agli atti, infatti, risulta che dal 2001 al 2013 la scuola sia stata ispezionata 16 volte dalla commissione capitolina. Il primo collaudo statico è arrivato il 2 luglio 2012, mentre quello “in corso d’opera” è stato varato dal Dipartimento comunale il 30 ottobre 2013, oltre un anno dopo la prima presa in carico da parte del Municipio, avvenuta il 14 giugno 2012. Un “utilizzo anticipato del bene” – seppur non sostanziale – reso possibile attraverso il nulla osta fornito dalla commissione di collaudo, documento non “pregiudizievole alle attività di collaudo”. Ma dopo quello “in corso d’opera”, non dovrebbe esserci anche il collaudo definitivo? “Di questo documento non vi è traccia, né in via ufficiale né informale”, assicura Riccardo Corsetto, responsabile della sezione della Lega di Ponte Milvio, che insieme al dirigente regionale salviniano Fabrizio Santori sulla vicenda ha presentato un esposto alla Procura di Roma.

La messa in sicurezza del fosso

Nel mezzo, il vecchio alveo del fosso. Sullo sfondo a sinistra, la scuola

Come accennato, tutto il nuovo quartiere fu costruito dentro il parco dell’Insugherata (divenuto successivamente riserva naturale), a ridosso del Fosso dell’Acqua Traversa, uno dei tanti mini-affluenti del Tevere. E la scuola è “sul letto del fiume”, come raccontano i residenti. Nel 2009, il perito del tribunale, indagando sull’attività del cantiere per la costruzione della scuola, registrò gli “sversamenti di terreno nell’alveo originario” del corso d’acqua. Il gip Maurizio Silvestri, accogliendo l’allarme prodotto dal tecnico, ordinò “la comunicazione del provvedimento al sindaco di Roma”, che all’epoca era Gianni Alemanno, per “disporre l’attuazione delle misure idonee ad assicurare il ripristino dello stato dei luoghi” e “interessare le autorità amministrative e/o giudiziarie chiamate ad intervenire per la tutela dei cittadini dal rischio di calamità naturali”. Dalle ricerche effettuate, si evince che per la “sistemazione idraulica” del Fosso dell’Acqua Traversa da allora sono stati investiti solo una parte dei 1,3 milioni stanziati dalla Regione Lazio per un’opera complessiva, conclusa nel 2011, che contemplava anche “lavori di difesa spondale per la messa in sicurezza della zona urbana di Labaro”. Troppo poco. Non è un caso che, il 31 marzo di quest’anno, l’istituto governativo Ispra abbia inserito il ripristino dell’alveo del Fosso fra i principali interventi di prevenzione idrogeologica, per una previsione di spesa di oltre 20 milioni di euro.