Quello delle startup è un settore che, pur essendo ad alto rischio, attira grandi investimenti, in Europa come altrove, per le sue potenzialità dirompenti di creare innovazione e ricchezza. Purtroppo però, l’Italia è fanalino di coda in questo ambito: qui infatti i complicatissimi procedimenti burocratici per lanciare una nuova impresa e la lentezza delle risposte istituzionali e amministrative alle richieste di finanziamenti, creano un pantano che può essere letale anche per chi ha un’idea vincente. Molti, quindi, ricorrono a mazzette e favori per velocizzare le pratiche. Sì, perché com’è dimostrato, più è alto il livello di burocrazia e maggiore sarà anche quello della corruzione.

C’è tuttavia chi ha scelto di aiutare queste giovani imprese a farcela pur restando oneste. Enrico Vellante, 36 anni, vive e lavora a Caserta dove ha fondato l’incubatore d’impresa 0-12. Enrico ci racconta quali siano le difficoltà a ottenere l’esito in tempi sostenibili della partecipazione a un bando pubblico e ci spiega come mai in Italia sia quasi impossibile barcamenarsi da soli tra bandi, permessi e finanziamenti.

“La lentezza non è casuale – sostiene Enrico – ma funzionale a chi ha la speranza di poter accedere a fondi e privilegi con mezzi scorretti. Ad esempio, un bando del quale si conoscerà l’esito solamente un anno e mezzo dopo, darà il tempo a chi vuole di corrompere i funzionari e non permetterà a imprese giovani di sostenere economicamente quell’attesa. Nel settore della tecnologia, poi, la lentezza è letale per i progetti stessi”.

Lanciare una nuova impresa si rivela per molti quasi impossibile, non perché non ci siano buone idee ma a causa dei muri issati dalla burocrazia e dei blocchi imposti da un sistema che vede favorire sempre le aziende più grandi rispetto a quelle più giovani e piccole. Tuttavia c’è chi riesce a saltare questo muro di gomma facendo rete, condividendo conoscenze, potenzialità, sostenendo nelle fasi più difficili chi sta iniziando.

Gli inviati di Riparte il futuro, la community digitale italiana che da anni si batte per sconfiggere la corruzione nel nostro Paese, hanno incontrato 12 italiani under 40, che hanno deciso di resistere nel paese più corrotto d’Europa, sfidando con coraggio l’immobilità del sistema con attività imprenditoriali, proteste e persino opere d’arte. Le loro storie sono pubblicate ogni due giorni anche su ilfattoquotidiano.it.

Guarda le puntata precedenti:
Nicoletta Scimeca, che a Caccamo, a 17 anni, ha detto no al pizzo
Gli archeologi che dicono no alle mazzette sui cantieri
Stefano Caccavari, il 30enne che salva il suo paese in Calabria
Sara e la lotta per una ricostruzione trasparente a L’Aquila
Lucrezia e i giovani medici contro la corruzione nei concorsi
L’agricoltore che ha superato attentati e concorrenza
Eleonora e la sua Repubblica per difendere gli stagisti

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