È capitato a tutti noi di fare degli stage, come a mezzo milione di italiani ogni anno. Molto spesso questi però, anziché formare i giovani, rappresentano uno stratagemma per le aziende per ottenere lavoro gratis senza garanzie né speranze di assunzione. Altrettanto spesso la posizione aperta, senza trasparenza alcuna, viene comunicata solo a chi si sa che dovrà vincerla, magari come scambio di favori e in questo modo addio meritocrazia. La pratica non è illegale, ma può definirsi corretta? C’è chi pensa di no e da tempo si dà da fare per cambiare le cose.

Eleonora Voltolina ha 39 anni, vive a Milano ed è la direttrice della Repubblica degli stagisti che ha fondato nel 2009. “Il lavoro deve essere dignitoso” è il mantra che ripete a tutti mentre, mediante la sua testata, si sforza di fornire una corretta informazione e fare pressione politica.“In qualsiasi sistema, meno rendi trasparenti i criteri di selezione e scelta, più dai la possibilità a chi si comporta male di agire senza conseguenze”. Tutto questo non si applica solo al settore pubblico ma anche a quello privato. “Meno del 20% delle posizioni aperte dalle aziende italiane viene pubblicizzato – spiega Eleonora – questo significa che i criteri utilizzati per la ricerca del personale sono cooptazione e questo penalizza tutti gli outsider”. Oltre che ingiusto, il sistema finisce per essere anche fortemente inefficiente perché non meritocratico”.

Eleonora , dopo aver fatto a sua volta ben cinque stage, ha deciso di raccontare la sua esperienza e quella di tanti altri, ma anche i trucchi per scegliere, con tutti i riferimenti normativi del caso, e  tenersi alla larga dalle truffe e dalle fregature. È giornalista e nel 2009 ha fondato la testata online “La Repubblica degli stagisti”, che nel 2010 è diventato anche il titolo di un suo libro. “Per rosicchiare questo schema negativo un po’ alla volta – spiega Eleonora – noi denunciamo i casi di sfruttamento e di abuso. Abbiamo un sito aggiornato e molto visitato. Abbiamo creato un protocollo con dei criteri che permettono di identificare e premiare le aziende virtuose, quelle che usano trasparenza e correttezza nella selezione e nei contratti e che trattano i loro stagisti rispettandoli e facendoli crescere. Stiamo lottando per far adottare allo Stato questo protocollo”.

Gli inviati di Riparte il futuro, la community digitale italiana che da anni si batte per sconfiggere la corruzione nel nostro Paese, hanno incontrato 12 italiani under 40, che hanno deciso di resistere nel paese più corrotto d’Europa, sfidando con coraggio l’immobilità del sistema con attività imprenditoriali, proteste e persino opere d’arte. Le loro storie sono pubblicate ogni due giorni anche su ilfattoquotidiano.it.

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Sara e la lotta per una ricostruzione trasparente a L’Aquila
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L’agricoltore che ha superato attentati e concorrenza

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