Quante volte ce l’hanno ripetuto da bambini? “Mangia le carote, che fanno bene alla vista!”. Forse ha contribuito a quest’aura leggendaria la diffusa convinzione che gli avieri, durante la seconda guerra mondiale, si nutrissero di carote per migliorare l’acuità visiva nelle missioni notturne.

Certo, un fondo di verità c’è, ma trasformarsi in conigli non garantisce una vista di aquila. Effettivamente le carote sono ricche di betacarotene, una sostanza antiossidante trasformata dall’organismo in retinolo (vitamina A), fondamentale per la visione. In caso di carenza gravissima, non si riesce più a distinguere tra luce e buio e insorge la cecità notturna, come avviene nei Paesi più poveri. Tuttavia, le cause di gran parte dei difetti visivi sono altre. Mangiare carote e berne il succo può indubbiamente avere effetti benefici sulla retina, ma non basta per consentire sostanziali cambiamenti nel caso di una patologia a suo carico. Purtroppo non si notano grandi effetti nemmeno in presenza di un’alterazione del bulbo o di un problema del cristallino, come si verificano con l’astigmatismo e la miopia. Insomma, le carote fanno bene agli occhi ma entro certi limiti.

Migliori prestazioni (senza aspettarsi miracoli) sono offerte piuttosto dalle verdure a foglia verde scuro. Già nel 2016 un’ampia ricerca pubblicata su Jama Ophtalmology giunse a questa conclusione dopo aver esaminato le abitudini alimentari di 63mila uomini e 41mila donne. Furono messe a confronto le tipologie di ortaggi consumati, comprendenti appunto verdure a foglia (i vari tipi di insalata, come la lattuga e la romana, ma anche bietole e spinaci, cavolo nero, cime di rapa ecc.); il gruppo dei cavoli (broccoli, cavolfiori, cavolo a foglia ecc.); patate comuni e dolci, cipolle; pomodori crudi e cotti. La palma degli effetti speciali andò al primo gruppo, dimostratosi più valido nel diminuire del 20-30% il rischio di glaucoma (patologia indotta soprattutto dalla pressione oculare elevata) primario, che causa la perdita del campo visivo, e del 40-50% di quello che provoca la perdita della visione centrale.

Il merito va ai nitrati contenuti nei vegetali citati: pare che tali sostanze siano in grado di migliorare il flusso sanguigno nelle zone oculari maggiormente a rischio di pressione alta. Inoltre nei vegetali in questione i livelli di nitrati sono associati a un contenuto superiore di antiossidanti: luteina e zeaxantina, ben rappresentati negli occhi, ma anche flavonoidi e folati. Luteina e zeaxantina si accumulano nella macula (la parte centrale della retina) sana e svolgono varie funzioni: protezione dai raggi ultravioletti nocivi, prevenzione della degenerazione maculare senile, di cataratta, retinite e congiuntivite. Si trovano nelle verdure a foglia verde e nei cavoli in generale: per esempio 100 grammi di cavolo contengono 11 mg di luteina, più che sufficienti per coprire il fabbisogno quotidiano. La zeaxantina è presente anche nei peperoni gialli e nel mais.

In conclusione, non buttiamo via le carote, che comunque hanno dei benefici, ma diamo ampio spazio alle verdure a foglia verde scuro, le cui proprietà non si limitano in ogni caso alla prevenzione del glaucoma (e sarebbe già tanto!). Il tutto ovviamente inserito in una dieta bilanciata e variata, e in uno stile di vita sano.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Ultima Thule, giunte alla Nasa le prime foto in HD: ricorda un pupazzo di neve

prev
Articolo Successivo

Stazione Spaziale Internazionale, “i batteri presenti hanno sviluppato geni diversi”

next