di Federica Pistono *

Lo Yemen, Paese oggi devastato da una guerra crudele, da sempre in grado di ammaliare i visitatori con lo splendore delle sue città sbocciate sulla pietra e con i suoi paesaggi fantastici, si caratterizza per un ricco panorama culturale che affianca una tradizione che si esprime essenzialmente nella produzione poetica a una narrativa ricca e articolata, frutto di proficui contatti con le culture orientali e occidentali. Tale letteratura, incentrata sul romanzo e sul racconto breve, è aperta a una sperimentazione grazie alla quale molti scrittori yemeniti si sono affermati anche a livello internazionale.

Per quanto riguarda il racconto breve, è disponibile in lingua italiana una raccolta curata da M. Avino e I. Camera D’Afflitto, Perle dello Yemen (Jouvence, 2009). I racconti, attuali e profondi, intriganti e ironici, descrivono la terra dei profumi e degli incensi secondo diverse angolazioni: si va dalla critica sociale e politica alla denuncia della violenza di pratiche medievali e retrive fino alla fantasia più sfrenata con storie al limite della fantascienza. Protagonisti dei racconti sono donne e uomini che vivono in luoghi dove la vita sembra essersi fermata al Medioevo, ma dove si intravedono anche gli albori della modernità e della globalizzazione. Come osserva Isabella Camera D’Afflitto nella presentazione dell’opera, si tratta di “testi gradevoli da leggere, intriganti, suggestivi e moderni, che ci trasportano in una società lontana e che ci fanno meglio conoscere quella realtà dall’interno”.

Fra i primi romanzi yemeniti tradotti in italiano, si segnala Ocra rossa di Hind Haitham (Qulture Ed., 2010, trad. S. Nosenzo), incentrato sulla tematica della faida tribale, individuata come una delle cause che, con il fanatismo religioso e l’estrema povertà, impediscono la modernizzazione e lo sviluppo della società yemenita. L’opera racconta infatti la storia di Omar che, ancora bambino, viene allontanato dalla propria casa per sfuggire a una sanguinosa vendetta. Divenuto adulto, non riesce a liberarsi dai fantasmi del passato e dal terribile segreto che incombe sulla sua vita, condannandolo a chiudersi nel silenzio. Da questa condizione lo salvano la sorella Zahra e Mahir, il figlio dell’antico nemico di suo padre, con il quale, nonostante il peso dell’odio familiare, riesce a costruire un rapporto di autentica amicizia. Omar, rinunciando alla vendetta e al ricorso alla violenza, propone un nuovo modello di comportamento, in cui la saggezza e la conoscenza dell’altro si sostituiscono alla crudele logica tribale imperniata sulla vendetta. Il romanzo getta una luce anche sulla condizione della donna yemenita, stretta tra il peso di tradizioni medievali e l’aspirazione alla modernità.

Molto interessante è il romanzo Il bell’ebreo di Ali al-Muqri, (Piemme, 2012, trad. M. Avino), una storia d’amore tra una ragazza musulmana e un giovane ebreo nello Yemen del 1600. Fatima, una ragazza colta, figlia di un imam, impartisce lezioni a Salem, figlio analfabeta di un artigiano ebreo: per il ragazzo si schiude il mondo della cultura islamica, di cui apprende la lingua, le sacre scritture, le scienze. Quando tra i due giovani nasce l’amore, questo è considerato aberrante dalle due comunità di origine, e i due protagonisti sono costretti a fuggire dal villaggio natale. Ma forse per loro nessun rifugio è possibile. Pur essendo ambientata nel passato, la vicenda propone una realtà drammatica rimasta purtroppo inalterata nel presente.

Molto interessante il romanzo Un asino in mezzo ai suoni di Wajdi al-Ahdal (Poiesis Editrice, 2010, trad. F. De Angelis), un’opera che tocca diverse tematiche: dalla questione femminile in Yemen, alla critica sociale, al tramonto degli ideali socialisti, all’ascesa del fanatismo religioso. Attraverso un intreccio poliziesco condotto con grande abilità dall’autore, il romanzo ci svela la solidarietà e la complicità fra i tre volti del potere che gestisce il Paese: potere politico, religioso e maschilista. Le tre protagoniste dell’opera, donne moderne e istruite, descritte dall’autore in contrapposizione alla loro controparte maschile, gretta e oscurantista, subiscono una repressione che da esteriore diventa interiore, manifestandosi nei loro sogni. La trama poliziesca è l’espediente cui ricorre l’autore per alludere alla crisi politica yemenita conclusasi con la guerra civile tra Yemen del Sud e del Nord, nel 1994. Crisi politica e morale che nel romanzo si rende evidente negli abusi di potere che la polizia esercita sui cittadini.

Rispetto alle letterature degli altri paesi arabi, quella yemenita risulta purtroppo ancora scarsamente conosciuta ai lettori italiani. È auspicabile che questa lacuna venga presto colmata dalla pubblicazione di nuove opere che rendano comprensibili non solo usi e costumi di questo affascinante Paese, ma che getti una luce sulle cause della guerra che da anni lo dilania.

* traduttrice ed esperta di letteratura araba