La chiusura degli stadi e le trasferte vietate sono “la risposta sbagliata” alla violenza negli stadi. Matteo Salvini si scaglia contro la misura più usata dalla giustizia sportiva (e caldeggiata anche dal questore di Milano, Marcello Cardona) per punire gli episodi di razzismo e scontri tra ultras. Una sanzione usata dal giudice federale anche giovedì dopo gli ululati contro il difensore del Napoli Kalidou Koulibaly e gli scontri poco distante da San Siro. “Così si condannano i tifosi veri”, ha detto il ministro dell’Interno che si ritrova a dover affrontare l’agguato degli ultras dell’Inter ad alcuni tifosi napoletani vicino allo stadio, durante il quale un tifoso varesino, Daniele Belardinelli, è morto perché investito da un suv. Una posizione in parte divergente da quella del premier Giuseppe Conte e del prefetto Renato Saccone.

“I teppisti, i delinquenti che a due chilometri dallo stadio si sono presi a mazzate a Milano non sono tifosi”, ha aggiunto Salvini. “Non vanno confusi quei pochi delinquenti che vanno in giro con il coltello in tasca da milioni di tifosi che hanno diritto di seguire le partite della loro squadra del cuore”, ha detto il vicepremier, che neanche due settimane fa era finito al centro di una polemica per aver partecipato alla festa dei 50 anni della Curva Sud del Milan durante la quale si era intrattenuto con Luca Lucci, capoultras rossonero già daspato 3 volte che ha patteggiato 18 mesi per droga ed era stato condannato per l’aggressione a un tifoso dell’Inter che perse un occhio a causa di un suo pugno. Un episodio richiamato dall’ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni: “Ora tutti a condannare le bande di ultras. I loro cori razzisti, le aggressioni, la violenza contro le forze dell’ordine. Bene – scrive su Twitter – Peccato che il ministro dell’Interno era andato a omaggiarli, questi ultras, appena dieci giorni fa”.

Il capo del Viminale ha poi lanciato poi la proposta di non far giocare più le partite a rischio in notturna (una misura già usata in passato per il derby romano) e spiegato che all’inizio del 2019 “con il sottosegretario Giorgetti convocheremo al Viminale società sportive, tifoserie organizzate e riconosciute ed arbitri per ragionare insieme su come riportare pulizia e tranquillità nei campi di calcio”.

Non la pensa allo stesso modo il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Nel corso della conferenza stampa di fine anno, il premier dicendosi “costernato” per quanto accaduto prima di Inter-Napoli e per i cori razzisti nei confronti di Koulibaly, ha spiegato: “Sulla sospensione la mia posizione personale sarebbe stata senz’altro quella di dare un segnale forte e ho visto che anche Giorgetti ha espresso una pari sensibilità”.

Ad avviso di Conte, “occorrerebbe dare un segnale di cesura forte ricorrendo anche a una pausa delle manifestazioni sportive ma – ha sottolineato – lascio alle autorità competenti la valutazione”. Comunque, ha ribadito il premier, “si tratta di comportamenti inaccettabili. Serve una reazione e valuteremo se è il caso di rafforzare” le pene per la violenza negli stadi ma “attenzione perché quando si inaspriscono troppo le pene, c’è il rischio che poi non vengano applicate”.

Il prefetto di Milano, Renato Saccone, ha invece annunciato un comitato sicurezza che vedrà il coinvolgimento delle squadre di calcio milanesi, Inter e Milan a gennaio e ha spiegato che “la prossima partita in casa dell’Inter con tutto il pubblico sarà a metà febbraio“. L’obiettivo del confronto con le squadre, ha anche chiarito è “isolare i violenti”, perché “i comportamenti criminali non li devono pagare tutti”.

Il prefetto ha poi evidenziato che “è anche probabile che, terminata l’efficacia dei provvedimenti della giustizia sportiva, il prefetto potrebbe anche aggiungere provvedimenti di chiusura di parti della curva dove sono gli ultras. Ma questo si vedrà alla luce degli incontri che avremo a gennaio” con le due società milanesi”. “Mi interessa capire il legame tra le persone che hanno organizzato l’agguato e la curva perché poi, sulla base di questo rapporto, potrà essere adottato un provvedimento più forte prima della fine della efficacia delle misure della giustizia sportiva”, conclude il prefetto.

Intervistato dall’Adnkronos, il presidente del Coni, Giovanni Malagò ha parlato di “tolleranza zero” nei confronti dei violenti: “Serve una legge che vada oltre il concetto di Daspo. Il modello è quello dell’Inghilterra e della Thatcher, bisogna avere il coraggio di chiudere con un certo tipo di elasticità, disponibilità”. Anche se il numero uno del Comitato olimpico si dice d’accordo con il presidente Figc, Gabriele Gravina, sulla necessità di scendere in campo già nel prossimo week end: “Fermare il campionato avrebbe rappresentato una sconfitta ulteriore, una resa”, ha detto.

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