I vescovi italiani chiedono al governo di fare marcia indietro sull’abrogazione dell’aliquota Ires ridotta di cui godono gli enti non commerciali, annunciata mercoledì dal premier Giuseppe Conte tra le misure adottate per ridurre il deficit 2019. “Se davvero il Parlamento procedesse con la cancellazione delle agevolazioni fiscali agli enti non commerciali (con la soppressione dell’aliquota ridotta Ires), verrebbero penalizzate fortemente tutte le attività di volontariato, di assistenza sociale, di presenza nell’ambito della ricerca, dell’istruzione e anche del mondo socio-sanitario“, denuncia la Cei, sottolineando che “si tratta di realtà che spesso fanno fronte a carenze dello Stato, assicurando servizi e prossimità alla popolazione”.

“Vogliamo sperare”, prosegue la nota dei vescovi, “che la volontà di realizzare alcuni obiettivi del programma di Governo non venga attuata con conseguenze che vanno a colpire fasce deboli della popolazione e settori strategici a cui è legata la stessa crescita economica, culturale e scientifica del Paese”.

A prevedere che gli enti “il cui fine è equiparato per legge ai fini di beneficenza ed istruzione” paghino un’aliquota Ires del 12% invece di quella ordinaria del 24% è l’articolo 6 del Dpr 601/73. Il beneficio spetta anche agli enti ecclesiastici, per i redditi da immobili, terreni, conti correnti, investimenti e da attività di impresa come scuole o gestione di attività ricreative.