di Maurizio Donini 

“Con la Ue tratto io” e “La Lega è il primo partito”, questi sono i sempre più ripetuti mantra con cui il leader della Lega occupa gli spazi mediatici. Le dichiarazioni del vice-premier appaiono sicuramente fuori dalle righe e improprie, non rientra certo tra le attribuzioni del ministro degli Interni trattare temi economici ed esteri, ma l’avere scavalcato sia il premier Conte che i ministri Tria e Moavero non è altro che la presa d’atto della realtà attuale. Una realtà ribadita dalle dichiarazioni di Silvio Berlusconi più volte diffuse in questi giorni di confronto tra governo e Commissione Ue in cui pronostica la caduta dell’attuale governo e il rientro di Salvini nell’ambito della coalizione di centrodestra per instaurare un nuovo Esecutivo.

Entrato al governo come stampella del vincitore Movimento 5 Stelle, Matteo Salvini, con l’abilità da consumato animale della politica, si è presto ritagliato uno spazio di visibilità ben superiore ai voti ricevuti. Complice una compagine pentastellata che non ha finora brillato per competenza, ha dato spazio a personaggi con visioni casomai discutibili, quali Savona e Giorgetti, ma dall’indiscutibile background tecnico.

Il movimentismo di Forza Italia con gli annunci di parlamentari Cinque Stelle pronti a cambiare casacca aderendo alla campagna acquisti del ex Cavaliere, si è concretizzato nella dolorosa e sanguinosa defezione di Matteo Dall’Osso, uno dei più fedeli pentastellati della prima ora e molto ben visto nella platea grillina. Evidentemente il nome Matteo risulta particolarmente indigesto al Movimento fondato da Beppe Grillo. Ma se il Matteo leghista ha avuto buon gioco nel rubare spazio al Movimento 5 Stelle, il peccato originale deve essere fatto risalire a un ideale spartiacque che ha diviso la prima ondata di grillini – dotata di indubbie competenze e capacità – da una seconda di matrice più spiccatamente casaleggiana. Gli storici promotori sono stati ben presto emarginati, portando in primo piano esponenti strettamente fidelizzati alla Casaleggio, con risultati pratici non esattamente pari alle aspettative.

Bisogna quindi stupirsi se Matteo Salvini parla come premier in pectore? Se nascono comitati “Per Salvini premier”? Se l’attuale vice-premier leghista incontra Berlusconi per un caffè? Non si dimentichi che alle elezioni lo schieramento vedeva unite Lega e Forza Italia nella coalizione di destra. Le dichiarazioni di Salvini non fanno altro che mettere ancor più in evidenza i molteplici punti di attrito tra i due alleati di governo. Lo studio dell’Università di Bologna post elezioni di marzo mise in chiara evidenza, con sondaggi sull’elettorato pentastellato, come le idee degli elettori grillini coincidessero al 47% con quelle degli elettori di sinistra, e solo il 23% aderiva a quelle di destra.

E’ vero che tutti i sondaggi testimoniano la buona tenuta dell’attuale coalizione, complice l’idiosincrasia dell’elettorato per i tradizionali media a cui preferiscono i nuovi social su cui la compagine governativa è fortissima. Ma cosa bisogna aspettarsi per il futuro? Concordando perfettamente con l’acuta disamina del professor Cacciari che ho recentemente intervistato, nulla accadrà prima delle elezioni europee, ma è praticamente impossibile che la legislatura si concluda con questa coalizione. Risulta quanto mai probabile che dopo le la tornata elettorale comunitaria, e il prevedibile successo della Lega, si vada verso la caduta del governo attuale con la venuta al potere di una coalizione di destra capeggiata da Matteo Salvini.

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