Franca Leosini, nel corso della puntata di Storie Maledette dedicata alla strage di Erba, commentando la dichiarazione di Rosa Bazzi secondo cui lei avrebbe reagito a uno stupro, ha offeso tutte le vittime di questo crimine dicendo che la Bazzi – sostanzialmente – non poteva essere vittima di quel reato perché non aveva un “fascino di un fulgore ustionante”. Di aspetto fisico aveva parlato anche in relazione a Sabrina Misseri, attribuendole una serie di caratteristiche psicologiche non richieste e che di certo non competono alla presentatrice. Nel caso di Rosa Bazzi, però, che la sua sia una bugia o meno, le parole della Leosini feriscono tante donne stuprate a prescindere dall’aspetto fisico. Anch’io penso che sia una menzogna, ma questo non c’entra con il fulgore e con le ustioni.

Lo stupro non è un elogio del fascino di fulgore ustionante delle vittime. Lo stupro è un crimine che viene commesso perché legittimato da una cultura che giustifica gli stupratori. A ogni accusa per stupro leggiamo di minigonne e bellezze in bicicletta, di provocazioni e uomini che ad esse non sanno resistere. Alcuni ritengono che sia naturale per un uomo essere un potenziale stupratore al punto da indurre la società a redimere le ragazze che mostrano troppo. Ma l’uomo, per fortuna, non è una persona tanto pessima ed è sessista perfino pensare che lui sia davvero tentato – così come dice la religione cattolica parlando di una Eva ignobilmente tentatrice.

Lei la colpevole e lui vittima di crudeli tentazioni. Ma il punto è che lo stupro non è una lusinga, bensì un atto violento che annienta la volontà di una donna, le ruba il diritto di esprimere consenso o dissenso. La prevarica come fosse un oggetto di piacere invece che un soggetto in grado di scegliere quel che vuole per godere di una piacevole sessualità. Lo stupro è un atto di ferocia inaudita, in qualunque maniera si manifesti, e riguarda donne nubili o sposate, giovani o adulte, vestite o svestite. Che dire, per esempio, degli stupri nell’ambito dei matrimoni? Non se ne parla mai eppure accade. Basterebbe solo approfondire. Altrimenti dovremmo aspettarci dai giudici sentenze basate sull’aspetto delle vittime. Se giudicate belle allora lo stupro è avvenuto e se giudicate brutte invece no.

Da un programma della Rai – il quale dovrebbe divulgare messaggi differenti – mi aspetterei senz’altro più attenzione alle parole. D’altronde, in quel programma, di stupri se ne è parlato. Dunque perché Leosini non ha approfondito a proposito di linguaggi e della cultura che li legittima?