Le Atp Finals di tennis, gli 8 migliori giocatori al mondo che si sfidano nel torneo di fine stagione, a Torino: l’Italia ci crede. Il capoluogo piemontese è tra le 5 finaliste per ospitare la manifestazione dal 2021 al 2025: le altre sono Tokyo, Singapore, Manchester e soprattutto Londra, organizzatrice attuale e favorita d’obbligo anche per il futuro. Ma Torino prova a giocarsela, grazie a una candidatura partorita da una curiosa alchimia politica: Coni e Movimento 5 stelle, sport e governo (che di recente non vanno proprio d’accordo, come dimostrano i bellicosi propositi di riforma da parte di Palazzo Chigi) uniti per portare i campioni del tennis a Torino.

Federer contro Nadal, Djokovic, Murray e Zverev, magari pure Fabio Fognini (che nel 2018 ha mancato di un soffio la qualificazione): tutti a sfidarsi sotto rete al PalaIsozaki di Torino, città prestigiosa ed elegante ma non certo capitale dello sport mondiale. Sembra impossibile: parliamo di un grande evento sportivo, che porta 250mila spettatori e vale un fatturato di oltre 50 milioni di euro; secondo solo ai mitici Slam nel panorama del tennis, che negli ultimi dieci anni è stato ospitato da Londra e che fa gola alle più importanti metropoli mondiali. L’Italia, invece, ci prova con Torino, scelta non casuale benedetta dalla strana coppia Malagò-Appendino.

Per una volta gli interessi di Coni e governo sembrano combaciare. Sarà che il torneo fa capo alla Federazione tennis del presidente Angelo Binaghi, uno dei dirigenti sportivi più stimati all’interno della maggioranza gialloverde. Forse questa candidatura è anche una specie di risarcimento olimpico: il progetto era in cantiere già da prima, ma non è un caso che abbia avuto una forte accelerata dopo che Torino è rimasta tagliata fuori in maniera rocambolesca dalla candidatura ai Giochi 2026 di Milano-Cortina. Quello è stato un passaggio molto delicato all’interno dell’esecutivo: ne è venuto fuori il compromesso del sostegno governativo senza fondi (li metteranno le Regioni), che ha permesso alla Lega di salvare la candidatura e al M5s di non rinnegare la sua posizione contraria. Una soluzione che sta bene a tutti tranne che a Torino, tagliata fuori dai Giochi: la sindaca Chiara Appendino è stata la grande sconfitta della partita, da cui è uscita indebolita sul piano del consenso interno.

Per recuperare terreno un altro grande evento sportivo può essere la mossa giusta. Infatti il Movimento 5 stelle, anche a livello nazionale, tiene tantissimo al progetto. E probabilmente senza quel credito olimpico Torino non avrebbe ottenuto l’appoggio del governo, che sarà anche economico: per l’organizzazione servirà un contributo pubblico tra i 10 e 15 milioni di euro l’anno, su un investimento complessivo da circa 50 milioni. Ma se tutto dovesse andare per il meglio Torino verrebbe ripagata con gli interessi: cinque anni di Masters di tennis probabilmente valgono anche di più di una Olimpiade invernale (da condividere per altro come partner di minoranza dell’ingombrante Milano, senza dimenticare Cortina).

Resta giusto un dettaglio: aggiudicarsi l’evento. Cosa tutt’altro che scontata, perché Torino dovrà vedersela con rivali almeno sulla carte superiori: a parte Manchester (poco quotata), Singapore, Tokyo e Londra sono tutte ricchissime capitali. Sembra quasi una sfida impari, infatti la candidatura italiana punta su un concept differente: non una grande metropoli che accoglie tra i suoi mille eventi il Masters, ma una città di taglia media interamente dedicata ad esso, che possa così trasformarsi per una settimana nel “salotto” del tennis. Chissà se basterà, insieme alle giuste garanzie finanziarie e all’esperienza dei tecnici che già organizzano con successo gli Internazionali del Foro Italico a Roma e le Next Gen Atp a Milano.

L’impressione è che Londra, sede negli ultimi dieci anni, lo sarà anche nei prossimi cinque: le edizioni recenti sono state un trionfo, non c’è un vero motivo per cambiare. Ma se fossero proprio gli inglesi a fare un passo indietro, ad esempio non pareggiando l’offerta economica per il montepremi (le sfidanti rilanciano con un prize money da 15 milioni di dollari, quasi il doppio di quello attuale), ecco che Torino diventerebbe un’alternativa credibile. L’Atp sembra intenzionata a restare in Europa, e aver già superato la concorrenza di colossi come San Pietroburgo e Abu Dhabi è un segnale importante. Si decide a marzo: a Torino (e a Roma) ci credono tutti.

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