Il governo porrà la questione di fiducia sul disegno di legge Anticorruzione, il provvedimento voluto dai Cinquestelle in discussione al Senato che dovrebbe essere approvato entro 24 ore, il 13 dicembre, perché poi il calendario deve lasciare spazio alla manovra finanziaria (già in ritardo). La maggioranza alla fine ha parlato attraverso il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro che in Aula, tra le proteste delle opposizioni, ha annunciato l’intenzione del governo di blindare il testo. Dopo l’annuncio di Fraccaro, coperto dal brusio e dalle contestazioni dei senatori delle minoranze, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ha sospeso l’assemblea fino al termine della conferenza dei capigruppo convocata da regolamento per ridisegnare l’agenda dei lavori dell’Aula. Il voto di fiducia, dunque, è fissato per domani, 13 dicembre, dalle 10,45.

A motivare questa decisione del governo e della maggioranza M5s-Lega sono stati da una parte i tempi strettissimi (un giorno di votazioni per emendazioni e scrutini finali) e dall’altra i rischi delle numerose richieste di votazioni a scrutinio segreto, che già parecchi problemi aveva creato alla Camera, quando proprio con questa modalità era stato approvato un emendamento (poi chiamato “salva-ladri”) che introduceva una norma vantaggiosa in particolare per alcuni parlamentari della Lega (tra cui il capogruppo Riccardo Molinari) condannati per peculato. Proprio al Senato quella norma – che aveva provocato altri problemi nel confronto M5s-Lega su alcuni problemi – è stata corretta, motivo per cui servirà un altro passaggio a Montecitorio.

Le richieste di voto segreto avevano causato già diversi problemi in Aula tra maggioranza e opposizione al momento di mettere in votazione le pregiudiziali di costituzionalità: la presidente di turno Paola Taverna aveva infatti deciso di farle votare in modo simultaneo e non segreto, ma la presidente Casellati ha accolto la richiesta di Forza Italia di convocare la giunta per il regolamento, integrando la commissione (dopo la nomina di Toninelli e Santangelo a incarichi di governo) con la nomina di Stefano Patuanelli e Ugo Grassi. Il passaggio in giunta, ha sottolineato la Casellati, andava approfondito perché è “un tema che costituisce un precedente per ulteriori richieste future, quindi andava approfondito necessariamente”. Alla fine della vicenda, comunque, le pregiudiziali sono state votate a scrutinio palese e sono state respinte con 151 voti contrari, 93 favorevoli e 12 astensioni.

La richiesta di Forza Italia è stata anche di natura tattica, per perdere tempo. Il provvedimento viene fortemente osteggiato dai berlusconiani, alleato storico del Carroccio e questo è alla base della saldatura inevitabile che si è verificata alla Camera proprio durante il voto sull’emendamento “salva-ladri”. La protesta degli azzurri si è alzata di tono dopo l’annuncio di Fraccaro sulla questione di fiducia. Per la senatrice Fiammetta Modena è addirittura: “Certamente uno dei passaggi più bui della storia della Repubblica fondata nel 1948”. Si tratta, aggiunge la capogruppo Anna Maria Bernini, di “una legge infausta, un compromesso sciagurato sulla pelle del Paese, che viola le garanzie dei cittadini e numerosi articoli della Costituzione”. Per il Pd il ddl è “uno spot che spazza via i principi del codice Penale”. E “la maggioranza è letteralmente terrorizzata dai voti segreti”, ha detto il capogruppo democratico Andrea Marcucci. “Ho una curiosità – conclude – Di Maio ed i 5 stelle come avrebbero giudicato fino a qualche mese fa un governo che ricorre alla fiducia e tenta disperatamente di impedire il voto segreto”.