Sul caso Huawei Mosca attacca Washington. “Un atteggiamento di grande arroganza politica e da superpotenza che nessuno accetta e che viene condannata dagli alleati degli Usa. Bisogna porre fine a tutto questo”. Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha commentato così l’arresto della direttrice finanziaria del colosso cinese Meng Wanzhou. “Ritengo che sia ancora una volta un fenomeno della linea di applicazione extraterritoriale delle leggi nazionali. In Canada, su richiesta americana, si è agito in questo modo, è una cosa inaccettabile“, ha detto il capo della diplomazia del Cremlino a margine dei lavori del 25° Consiglio ministeriale dell’Osce a Milano.

Anche i media di Stato cinesi si scagliano oggi contro l’arresto della figlia del fondatore dell’azienda. “Il governo cinese dovrebbe riflettere seriamente sulla tendenza degli Stati Uniti ad abusare delle procedure legali per sopprimere le imprese high-tech della Cina”, scrive il tabloid nazionalista Global Times in un editoriale, affermando che “Washington sta facendo ricorso a un deprecabile approccio da canaglia dal momento che non può fermare l’avanzata di Huawei nel mercato 5G“. Il China Daily sottolinea dal canto suo come contenere l’espansione di Huawei sia “dannoso per i legami tra Cina e Stati Uniti”.

Il Canada ha difeso l’arresto della Wanzhou, sulla quale pende una richiesta di estradizione avanzata dagli Stati Uniti. Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha assicurato che gli agenti che l’hanno arrestata durante un cambio di aereo a Vancouver hanno agito in autonomia. Parlando a una conferenza sulla tecnologia, il premier ha rimarcato che il Canada è un paese con “un sistema giudiziario indipendente” e che la decisione relativa all’arresto è stata prese “senza alcun coinvolgimento politico o alcuna interferenza”.

A negare che possano esserci legami tra le tensioni commerciali che vedono opposte Washington e Pechino è intanto anche il consulente commerciale della Casa Bianca, Peter Navarro. “E’ piuttosto semplice”, ha dichiarato alla Cnn, “le due questioni sono totalmente separate: i negoziati commerciali e questo arresto”.

La reazione di Bruxelles è improntata alla cautela: “In realtà non sappiamo molto” sul caso,”ma come persone normali dobbiamo essere preoccupati“, il commento del vicepresidente della Commissione Ue al digitale Andrus Ansip, affermando che “dobbiamo essere preoccupati perché la Cina ha fissato nuove regole in base a cui le loro imprese devono cooperare con la loro intelligence” e “io sono sempre stato contrario a backdoor obbligatorie”. “Non è un buon segno quando le imprese devono aprire i loro sistemi ai servizi segreti”, ha aggiunto.