“Quante volte noi vediamo che nell’omelia alcuni si addormentano, altri chiacchierano o escono fuori a fumare una sigaretta”. A parlare non è un anticlericale, bensì papa Francesco. “Mi diceva un sacerdote – ha raccontato Bergoglio ai fedeli – che una volta era andato in un’altra città dove abitavano i genitori e il papà gli aveva detto: ‘Tu sai, sono contento, perché con i miei amici abbiamo trovato una chiesa dove si fa la messa senza omelia!’”. Il problema, infatti, è tutt’altro che di poco conto. “Chi tiene l’omelia – ha spiegato il Papa – deve compiere bene il suo ministero. Colui che predica, il sacerdote o il diacono o il vescovo, devono offrire un reale servizio a tutti coloro che partecipano alla messa, ma anche quanti l’ascoltano devono fare la loro parte”.

Francesco ha dato dei consigli pratici per evitare delle omelie soporifere. “Anzitutto – ha sottolineato il Papa – prestando debita attenzione, assumendo cioè le giuste disposizioni interiori, senza pretese soggettive, sapendo che ogni predicatore ha pregi e limiti. Se a volte c’è motivo di annoiarsi per l’omelia lunga o non centrata o incomprensibile, altre volte è invece il pregiudizio a fare da ostacolo. E chi fa l’omelia deve essere conscio che non sta facendo una cosa propria, sta predicando, dando voce a Gesù, sta predicando la parola di Gesù. E l’omelia deve essere ben preparata, deve essere breve!”.

Non solo corta, quindi, ma anche non improvvisata. “E come si prepara un’omelia? Con la preghiera – ha spiegato il Papa -, con lo studio della parola di Dio e facendo una sintesi chiara e breve, non deve andare oltre i dieci minuti, per favore”. Al tema dell’omelia Francesco ha anche dedicato molte pagine del suo documento programmatico, l’esortazione apostolica Evangelii gaudium. A fare un giro, almeno tra le chiese italiane, sembra che nella maggior parte dei casi questi preziosi consigli del Papa non siano stati minimamente accolti.

Proprio per aiutare i diaconi, i sacerdoti e i vescovi a preparare le loro omelie, monsignor Giuseppe Liberto, maestro direttore emerito della Cappella musicale Pontificia Sistina, ha dato alle stampe il volume intitolato Il giubilo della lode. Meditazioni per l’anno liturgico (Paoline). Dalla penna raffinata di uno dei più grandi esperti mondiali nel campo liturgico musicale sono nate le pagine che racchiudono le riflessioni per tutti i periodi dell’anno: dall’Avvento al Natale, dalla Quaresima alla Pasqua, a numerose altre solennità.

Lungi dall’essere un testo strettamente omiletico, le meditazioni di monsignor Liberto spaziano dal campo teologico a quello biblico, alla dimensione liturgica con le sue diverse sfaccettature, in primis quella musicale. Il tutto in un’armonia perfetta non priva nemmeno di una dimensione poetica. Il volume è davvero uno strumento prezioso sia per chi è chiamato a preparare l’omelia sia per una celebrazione, ma è anche un utile compagno di viaggio per approfondire i misteri della vita di Gesù scanditi durante l’anno liturgico.

Come ha spiegato Bergoglio, infatti, “l’omelia non può essere uno spettacolo di intrattenimento, non risponde alla logica delle risorse mediatiche, ma deve dare fervore e significato alla celebrazione. È un genere peculiare, dal momento che si tratta di una predicazione dentro la cornice di una celebrazione liturgica: di conseguenza deve essere breve ed evitare di sembrare una conferenza o una lezione. Il predicatore può essere capace di tenere vivo l’interesse della gente per un’ora, ma così la sua parola diventa più importante della celebrazione della fede. Se l’omelia si prolunga troppo, danneggia due caratteristiche della celebrazione liturgica: l’armonia tra le sue parti e il suo ritmo”. Indicazioni preziose che dovrebbero, però, essere applicate concretamente.