Nello stesso giorno in cui Massimo Ferrero, allora poco conosciuto proprietario di sale cinema romane, si presentava ai tifosi della Sampdoria come nuovo presidente del club, a Busto Arsizio veniva condannato a un anno e 10 mesi per il crac della compagnia aerea Livingston. Era il 12 giugno del 2014. Il 22 novembre scorso, a quattro anni e passa di distanza, un altro gip – questa volta a Roma – dispone il sequestro al Viperetta di beni per più di 1 milione e 700mila euro: il profitto, secondo l’accusa, dei reati di truffa, emissione di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta e impiego di denaro di provenienza illecita, commessi da Ferrero, dalla figlia Vanessa, dalla moglie Manuela Ramunni e dai dipendenti del gruppo Ferrero Marco Guercini e Andrea Diamanti tra il 2014 e il 2015.

Il patron doriano – è l’accusa – ha sottratto più di un milione alle casse della società di calcio, usando quei soldi proprio per pagare i debiti accumulati ai tempi della Livingston, oltre che per sistemare alcuni guai fiscali e per finanziare la produzione di un film. Il “consistente e qualificato quadro indiziario” riconosciuto dal gip Antonella Minunni suggerisce inoltre come il produttore abbia nascosto al fisco circa 200mila euro di Iva dovuti dalla Samp, grazie a una serie di fatture false emesse dalla Vici srl, di cui è amministratrice unica Vanessa Ferrero. Non solo: il Viperetta e la figlia, questa volta insieme a Guercini e Diamanti, avrebbero truffato la Direzione territoriale del lavoro di Roma, montando ad arte cinque controversie in cui Ferrero si proclamava dipendente di società riconducibili a sé stesso, e grazie alle transazioni otteneva risarcimenti non dovuti per un totale di mezzo milione di euro. Le misure cautelari sono state eseguite dalla Guardia di finanza nella mattinata del 27 novembre. Tra i beni sequestrati anche un appartamento di Firenze intestato alla signora Ferrero, Manuela Ramunni, acquistato, secondo l’accusa, con i proventi di queste ultime transazioni.

L’origine dei soldi: la cessione di Obiang – All’origine delle presunte operazioni illecite tra le società del gruppo Ferrero c’è la cessione di Pedro Obiang, talentuoso centrocampista della Sampdoria, al club inglese del West Ham nel giugno 2015. Il 17 giugno la Samp riceve il bonifico con la prima tranche del pagamento: 2,5 milioni sui 6,5 pattuiti. Quasi la metà di questa somma (1 milione 159mila euro) viene dirottata con successive operazioni nelle casse della Vici srl, amministrata da Vanessa Ferrero. La causale? Apparentemente è un compenso alla società per aver svolto il ruolo di “general contractor” nell’ambito dei lavori di ristrutturazione del centro sportivo della Samp a Bogliasco. In sostanza, la Vici avrebbe individuato le imprese incaricate di svolgere materialmente i lavori.

Gli assegni della Vici in favore della Livingston – Secondo il pubblico ministero, però, quell’incarico non è mai stato svolto: e non solo per la palese “inadeguatezza delle strutture e assenza di know-how” adatti ad assumere un compito del genere (l’oggetto sociale della Vici, che ha sede presso il cinema Adriano a Roma, è la produzione di film), ma soprattutto perché il general contractor della Sampdoria per quella ristrutturazione è stata, nei fatti, un’altra società, la G.Intech Innovation. Perché, allora, quel trasferimento di denaro? Per l’accusa la risposta è semplice, e si trova in 17 assegni circolari emessi dalla Vici in favore della Livingston spa, in amministrazione straordinaria dal 2010, per un totale di 805mila euro. Somma versata in adempimento di un accordo chiuso a giugno 2015 tra Livingston e Farvem Real Estate srl (altra società riconducibile a Ferrero), come “saldo, stralcio e transazione di ogni pretesa creditoria” da parte dell’organo fallimentare della compagnia aerea. “È del tutto evidente – si legge nell’ordinanza – come la Vici con la predetta provvista pagava un debito di un’altra società, comunque riconducibile al gruppo Ferrero”.

I debiti col fisco e il film Le Frise – Ma dai fondi che la Vici ha incassato dalla cessione Obiang avanzano 350mila euro circa. A cosa servono? La tesi del pm è che una parte, 102mila euro, sia servita a pagare i debiti col fisco della Cgcs srl (Circuito gestioni cinematografiche e sviluppo, altra società della galassia di Ferrero, socio unico della Vici). Un’altra, invece – 110mila euro circa – è stata versata alle società Film 9 srl e V Production srl per finanziare il film Le Frise, come si evince dalle causali dei bonifici. Anche qui, entrambi i soggetti giuridici sono riconducibili a Ferrero (per il tramite della figlia e del nipote, Giorgio). “È quindi evidente – conclude il gip – come la Vici srl è stata utilizzata ancora una volta dal gruppo Ferrero quale schermo societario al fine di drenare risorse economiche dalla U.c. Sampdoria spa allo scopo di impiegarle per motivi estranei alle finalità sociali”.

I 209mila euro sequestrati alla Samp – Con un rovescio della medaglia particolarmente vantaggioso: l’emissione di fatture per operazioni inesistenti (riferite al famoso incarico di “general contractor”), intestate alla Sampdoria dalla Vici per un valore di oltre un milione di euro, ha infatti permesso a Ferrero di produrle in sede di dichiarazione Iva, ricavandone un indebito “risparmio” di 209mila euro d’imposta dovuta allo Stato. Per questo il gip, nel disporre il sequestro della somma evasa, precisa che questa va riscossa in prima istanza “dal patrimonio della società beneficiaria, l’U.c. Sampdoria”.

Le controversie sul lavoro “costruite ad arte” – L’altro filone di illeciti che la procura di Roma imputa al gruppo Ferrero riguarda il reato ipotizzato di truffa aggravata, portata avanti ai danni della Direzione territoriale romana del lavoro (Dtl) tramite un sistema di controversie giuslavoristiche, secondo l’accusa, costruite ad arte. Cinque procedimenti, scrive il gip, “definiti con accordi transattivi stipulati nella medesima giornata, il 23 settembre 2014, e identiche nella forma e nella sostanza delle rivendicazioni”. In pratica, Ferrero cita in giudizio cinque società (Globalmedia, Eleven Finance, Mediaport Cinema, Vici e Cgcs), sostenendo che gli avrebbero conferito, tutte e ognuna, l’incarico di concludere l’acquisizione dell’ex circuito cinematografico Cecchi Gori, portata a termine nel settembre 2013. Ciascuna società avrebbe “qualificato la prestazione come un rapporto occasionale e non continuativo”; mentre il Viperetta rivendica per sé la posizione di lavoratore dipendente, lamentando “di aver subito un grosso danno economico, poiché tale attività ha comportato la rinuncia ad altre sue attività e la perdita di nuove opportunità”. Tutte e cinque le società convenute – scrive il giudice – al solo scopo di evitare l’incertezza del giudizio, offrono a Ferrero una transazione di 60mila euro ciascuna, più 40mila a titolo di risarcimento del danno subito. Centomila euro ciascuna, per un totale di mezzo milione. Accordi conclusi davanti alla Commissione di conciliazione della Dtl romana, e per legge non impugnabili.

I soldi delle cause e l’appartamento in riva all’Arno – Anche qui però, a ben guardare, tutto si sarebbe svolto in famiglia. Perché, si legge nell’ordinanza, “i soggetti formalmente coinvolti quali controparti di Massimo Ferrero sono risultati essere esclusivamente la figlia Vanessa, in qualità di legale rappresentante della Cgcs e della Vici, e il nipote Giorgio, per la Eleven Finance e la Mediaport”. Manca la Globalmedia che nel procedimento era rappresentata, però, da Marco Guercini, dipendente della famiglia Ferrero. Un quadro sufficientemente coerente, a parere del gip, per confermare “la fittizietà o comunque la strumentalità delle predette controversie giuslavoristiche, artatamente indirizzate al sol fine di favorire ed arricchire il gruppo Ferrero”. Arricchimento, in questo caso specifico – ipotizzano gli inquirenti – funzionale all’acquisto a nome di Manuela Ramunni, moglie del patron della Samp, di un appartamento fiorentino in riva all’Arno, in via dei Renai n. 11. Anch’esso, dal primo mattino di mercoledì, sigillato dalla Finanza.