River Plate-Boca Juniors si giocherà fuori dall’Argentina. È la decisione presa dalla Conmebol riguardo al secondo atto della finale di Coppa Libertadores, dopo gli scontri all’esterno dello stadio Monumental che hanno provocato il ferimento di due giocatori del Boca e il rinvio del match, con un possibile strascico politico imbarazzante per come è stata gestita la sicurezza. Ma è ancora caos, perché le due squadre non vogliono assecondare la scelta della Conmebol: il River vuole giocare nel proprio impianto, mentre il Boca rivendica la vittoria a tavolino dopo quanto accaduto sabato scorso.

La Confederazione sudamericana di calcio ha invece annunciato che i due club di Buenos Aires si affronteranno l’8 o il 9 dicembre lontano dal Paese sudamericano per motivi di sicurezza. Tra le città che si sono offerte per ospitare i 90 minuti più importanti nella storia dei due club ci sono Medellin, in Colombia, e Asuncion, in Paraguay, pronte ad ospitare il Superclásico.

Un invito è curiosamente giunto anche dal consigliere delegato allo Sport del Comune di Genova, Stefano Anzalone: “Sarebbe l’occasione per rinnovare il profondo senso di amicizia che storicamente ci unisce a queste due società”, ha scritto in una lettera ufficiale inviata al presidente del Boca Juniors e a quello del River. I due club sono infatti entrambi fondati da emigranti genovesi.

Il match è stato rinviato una prima volta sabato, a causa degli scontri all’esterno del Monumental provocati dal lancio di pietre sul pullman del Boca. Due giocatori sono rimasti intossicati per i lacrimogeni sparati dalla polizia, che cercava di disperdere la folla. Il giorno dopo, la Conmebol ha deciso nuovamente di rinviare la finale perché il clima era ancora molto teso.

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