Accuse di sessismo e razzismo, show annullato, e nemmeno più i propri abiti online sui siti e-commerce cinesi. Nel day after del caso “Dolce & Gabbana – Cina” si raccolgono solo cocci. Ovviamente tutti in casa D&G. Le reazioni infuriate ai contestati tre spot di lancio del The Great Show, la sfilata evento, poi annullata, che si sarebbe dovuta tenere all’Expo Centre di Shanghai, sono state letali per il marchio di moda milanese. In poche ore i tre video di lancio dell’evento con protagonista una modella cinese che con le bacchette prova a mangiare un’enorme pizza, un gigantesco piatto di spaghetti, e infine un cannolo siciliano delle impressionanti proporzioni, hanno portato a decine di migliaia di proteste online. Più la ciliegina sulla torta del boicottaggio dei prodotti D&G da parte delle società di e-commerce di lusso cinesi come Secoo, Vip.com e Yhd.com, e l’affermazione di un funzionario del ministero degli esteri cinese che in una conferenza stampa pubblica ha prima gettato acqua sul fuoco (“non vogliamo diventi un caso diplomatico”) poi ha ricordato i termini culturali e concettuali offensivi degli spot (“dovreste chiedere alle persone comuni come si pongono rispetto a questa domanda”).

A tutto questo va aggiunto che l’account Instagram @DietPrada, seguito nel settore, ha da subito criticato D&G per i video, rincarando la dose con la pubblicazione di una chat Direct Instagram tra Stefano Gabbana e Michaela Tranova, collaboratrice di DietPrada. Tranova aveva taggato Gabbana in una Storia: da lì, Gabbana ha inoltrato alla giovane una serie di messaggi in cui insulta la divisione cinese della sua società per aver cancellato i video da Weibo (perché secondo lui erano ben fatti e divertenti), aggiungendo che “la Cina è un paese di merda”, e “ignorante, sporco e puzzolente”. Gabbana ha affermato di essere stato vittima di un hacker.

Come se non bastasse, sui due pesano i dati economici: secondo quanto riferisce Dagospia infatti, sarebbe Domenico Dolce il vero padrone del brand. Sotto il suo controllo infatti, ci sarebbe tra il 70 e il 90% della società e da Shangai dicono di averlo visto piangere nei corridoi del quartier generale di #TheGreatShow. Non solo. Pare che a Milano circoli la voce di un imminente divorzio professionale tra i due: solo in Cina infatti, D&G fattura un terzo del suo giro d’affari e lo fa proprio grazie alle diverse piattaforme di e-commerce, dove i cinesi fanno il 90% dei loro acquisti. A quanto riferisce Dagospia infatti, i tantissimi negozi aperti negli anni in Cina avrebbero una mera funzione promozionale e il governo cinese avrebbe avuto l’ordine di lasciarglieli aperti solo per far spendere loro cifre astronomiche in tasse. Non solo, incombe anche il rischio di un boicottaggio a catena sui vari siti di e-commerce internazionali. 

 

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My Instagram account has been hacked. My legal office is working on this. I love China and the Chinese Culture. I’m so sorry for what happened.

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“Siamo di fronte ad un caso molto spiacevole”, spiega all’FQMagazine, Mario Boselli, presidente onorario della Camera Nazionale della Moda Italiana e presidente dell’Istituto Italo-Cinese. “Vado in Cina dal 1978 e l’ho visitata da cima a fondo. Ho visto quella che cresceva molto in quantità e quella che è cresciuta ultimamente in eccellenza. Ed è successo che i cinesi hanno acquisito una consapevolezza della loro forza e del loro potere che prima non avevano. Hanno così modificato un po’ il loro rapporto con il mondo: all’orgoglio storico che c’è sempre stato si è aggiunto un orgoglio moderno e recente. Quindi posso tranquillamente affermare che in questa vicenda, come dire, ‘non si è maneggiato nulla con cura’ ”. “Parlando degli spot in questione vi assicuro che uno lo spaghetto lo mangia benissimo con le bacchette, e a nessun cinese verrebbe in mente di fare quello che hanno fatto fare a quella modella. È un’assurdità che nemmeno un bimbo farebbe – continua Boselli – quindi è come voler dare della stupida ad una ragazza. Per non dire poi del cannolo. Ci fosse stato un cannolo normale la modella prendeva le bacchette e lo morsicava da una parte. Il problema è che a volte si è anche mal consigliati. Magari qualche giovane creativo ha pensato di fare una cosa bella perché provocatoria, ma è probabilmente un giovane che non  conosce la Cina”.

“Il nostro sogno era quello di realizzare a Shanghai un evento che fosse un tributo alla Cina, che raccontasse la nostra storia e la nostra visione”, hanno spiegato Domenico Dolce e Stefano Gabbana in un comunicato ufficiale che però non torna sul contenuto degli spot. “Non sarebbe stata una semplice sfilata, ma un evento speciale creato con amore e passione proprio per la Cina e per tutte le persone che al mondo amano Dolce&Gabbana. Ciò che è accaduto oggi è davvero spiacevole, non solo per noi, ma per tutti coloro che hanno lavorato notte e giorno per dar vita a questo progetto”. “A mio avviso qualche problema in termini di immagine e commerciale Dolce&Gabbana la avranno – conclude Boselli – ma se facciamo un discorso Italia-Cina sul Made in Italy e sul consumatore cinese non ci saranno contraccolpi. Gli altri del settore si muovono con ben altra discrezione e stile”.