Razzismo e sessismo contro la Cina nei video promozionali di Dolce&Gabbana. A poche ore dall’attesissimo evento mondiale dei due stilisti a Shangai sui media e sui social cinesi è scoppiata la polemica. Al centro della contesa i tre video caricati nella pagina Instagram di D&G. In tutti e tre i mini spot appare una ragazza cinese, vestita con lungo abito in paillettes e bracciali del duo italiano, che si siede a tavola e affronta, nell’ordine: un enorme piatto di spaghetti, una pizza altrettanto enorme, e infine un lungo e grosso cannolo siciliano.

Con le bacchette d’ordinanza l’impresa alimentare risulta ardua. La ragazza ride più volte, anche con un certo imbarazzo, per poi giungere alla domanda malandrina di una voce maschile fuoricampo, che a dire il vero è presente solo nel video con il cannolo: “è troppo grande per te?”. Sulla piattaforma Weibo, il Twitter locale, dove i video sono stati caricati con gli hashtag DgLovesChina e DGTheGreatShow, le proteste si sono succedute senza sosta. L’influente sito web di moda Jing Daily ha pubblicato un lungo articolo in cui parla di “caduta di tono e di gusto”.

Insomma, non una grande pubblicità per chi fa della comunicazione il proprio marchio di fabbrica. Secondo media e lettori cinesi i tre video incriminati peccano sotto quattro aspetti: raffigurano la donna cinese secondo lo stereotipo somatico voluto dagli occidentali (occhi minuscoli e sorriso infantile); gli oggetti che appaiono sullo sfondo (le lanterne e distici appesi) sono obsoleti e fanno della secolare storia della Cina un altro stereotipo culturale; infine, l’uso impacciato delle bacchette è stato visto come offensivo e la frase del “è troppo grande per te?” riferito con doppio senso al cannolo ha fatto il resto.

Dolce&Gabbana hanno subito smentito la volontaria pubblicazione dei video, parlando poi di utenze Instagram hackerate (sia quella ufficiale D&G che quella di Stefano Gabbana) e di aver dato mandato ai propri legali di indagare su ciò che è accaduto. Secondo il Jing Daily l’incidente diplomatico può costare caro a D&G, visto l’ingente ricavo proveniente dagli “ambiziosi consumatori di lusso cinesi” come dall’intera “regione dell’Asia-Pacifico che nell’anno fiscale del 2016 per D&G ha rappresentato oltre il 30% della loro quota di mercato”. Infine, non è la prima volta di una gaffe anticinese proveniente dalle “idee” pubblicitarie di Domenico Dolce e Stefano Gabbana. Il puntuale articolo del Jign Daily segnala che nell’aprile 2017 la campagna Dolce&Gabbana loves China finì per mostrare fotografie di modelli ritratti in aree povere e disastrate della Cina senza nemmeno uno scatto tra i grattacieli dei nuovi centri urbani delle grandi città cinesi.