“Questi bambini diventeranno italiani”. Matteo Salvini saluta così l’arrivo di 51 migranti dal Niger all’aeroporto di Pratica di mare, dopo che solo sabato scorso ha attaccato nuovamente Malta per lo sbarco di 13 persone a Lampedusa, sulla scia dei casi Aquarius e Diciotti, dei “porti chiusi” e dei ripetuti “no” agli arrivi ribaditi per tutta l’estate. Il ministro dell’Interno ha atteso sulla scaletta dell’aereo e poi abbracciato 31 sudanesi, 9 etiopi, 6 eritrei, 4 somali ed un camerunese. Tutti erano rinchiusi in centri di detenzione libici, li stessi da cui scappa chi sale sui barconi, e sono stati individuati dall’Unhcr come persone vulnerabili e trasferiti in una struttura dell’Alto commissario Onu in Niger: da lì sono arrivati in Italia tramite un corridoio umanitario al quale ha collaborato l’associazione Giovanni XXIII che ospiterà gli stranieri nelle sue strutture.

 di Mauro Episcopo

 

In 15 sono stati già riconosciuti come rifugiati, mentre gli altri 36 sono richiedenti asilo. Salvini parla di “una giornata positiva, di accoglienza, di comunità”. “Ringrazio i protagonisti che, spente le telecamere, si faranno carico di questo persone che diventeranno nostri fratelli“, aggiunge il vicepremier leghista, senza dimenticare di sottolineare che “sono donne, famiglie, bambini e disabili”. “Il sorriso di questi bambini dice tutto – aggiunge – questi bimbi diventeranno italiani, saranno nostri figli, nostri fratelli”.

“L’obiettivo era ed è quello di spalancare le porte dell’Italia a chi scappa dalla guerra e chiuderle a chi invece la guerra ce la porta in casa. E’ importante avere un’immigrazione controllata e l’Italia è un Paese accogliente e solidale“, spiega Salvini. “L’unico arrivo possibile per i migranti è in aeroplano – continua – non sui barconi, perché sono gestiti dai criminali e io non mi rassegnerò finché c’è un barcone che parte”. Accanto alla politica dei “porti chiusi” e della guerra agli sbarchi, Salvini porta avanti la sua campagna per i corridoi umanitari. Lo aveva annunciato già al G6 dei ministri dell’Interno a Lione dell’ottobre scorso, inaugurando una seconda fase nelle politiche migratorie del capo del Viminale, affiancata dal lancio del “Progetto Africa” per “aiutarli a casa loro”. E il vicepremier giura di voler proseguire su questa rotta: “Non è il primo e non sarà l’ultimo volo – spiega – la nostra disponibilità da questo punto di vista è totale“.