Scegli al mattino, dai verbali di polizia, il crimine che ti fa più comodo, anche se trascurabile, modesto, comune a tanti. Scegli l’autore, preferibilmente immigrato e con la pelle nera, e poi lo lanci nell’iperuranio di internet. Quel singolo reato verrà moltiplicato per dieci, per mille, per centomila volte in altrettanti singoli atti di malaffare. Poi selezioni le attività di polizia e tra le decine di operazioni meritorie che ogni giorno si compiono, scegli quelle legate alla radice politica del tuo impegno: lo sgombero. A patto che gli sgomberati abbiano la pelle nera, siano soprattutto o prevalentemente immigrati. Al modo già illustrato, quell’evento lo lanci nell’iperuranio di internet, nella certezza che venga moltiplicato per dieci, per mille, per centomila volte in altri singoli atti di sgombero.

La realtà prefigurata, alterata nel modo descritto, diviene, col concorso del tempo, la realtà vissuta, l’oggetto stesso della contesa. Non esistendo nella percezione collettiva altri eventi criminosi che questi, altri soggetti pericolosi che questi, altre questioni urgenti che quelle descritte, ogni attenzione sarà devoluta alla soluzione indifferibile e conclusiva di questi problemi, gli unici che meritano – con l’aiuto dei mass media – dibattito e polemica. L’alterazione della percezione della realtà sarà il frutto dell’uso manipolativo della comunicazione, e oggi conosciamo col nome di “troll” individui che in forma singola o associata, in modo professionale o dilettantistico, promuovono questa attività di disinformazione. La domanda, che mi permetto di rivolgere al capo della polizia Franco Gabrielli, la cui fede democratica è indiscutibile, e così pure le doti di equilibrio, di prudenza, di dialogo, è questa: che si fa se scoprissimo un giorno che a trasformarsi in troll era il ministro dell’Interno, cioè il ministro dell’ordine e della polizia?

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