Dopo sette mesi dalla nascita del governo giallo-verde, è fondamentale interrogarsi – da opposizione – senza preconcetti per capire dove si va. Quindi, come faccio spesso, cerco il dialogo. Questa volta ho scomodato una mia amica di università, con cui i primi tempi ho condiviso il corso di diritto costituzionale e qualche discussione – anche accesa i primi tempi – sul Pd e sul Movimento 5 Stelle. Lei si chiama Giuliana Falcone ed è una grillina di ferro, di quelle legate ai valori. Che non posso non apprezzare. Per averla disturbata, sono in debito di un caffè.

Terre in concessione gratuita per 20 anni con il terzo figlio e taglio alle risorse del Miur per circa 30 milioni. Due tra le ultime notizie provenienti dal governo, che si aggiungono a una lista non proprio rassicurante. La prima è almeno grottesca, la seconda non è nulla di diverso rispetto alla minestra degli ultimi anni e quindi non esattamente un vento di cambiamento. La domanda ora è: qual è il consenso su cui il Movimento vuole puntare? L’interrogativo sorge spontaneo, perché pur essendo ovvio che su qualcosa era necessario adattarsi, dato l’esecutivo a due teste che ci ritroviamo, le acrobazie sono diventate frequenti e sembrano il sintomo di una mutazione dovuta ad una precisa scelta: rivolgersi ad un certo tipo di elettorato, incline a non verificare le incongruenze tra quanto si dice e quanto si fa.

Da elettrice spero di sbagliarmi, ma la vicenda ischitana è emblematica. Di Maio ha spergiurato che non si tratta di un condono, eppure leggendo l’art 25 del dl Genova ci si rende conto che nella pratica gli effetti saranno analoghi: è previsto infatti che tre comuni dell’isola dovranno decidere sulle istanze di condono relative agli immobili danneggiati dal sisma del 2017, applicando le norme della legge n. 47 del 1985. Essa altro non è che il così detto condono Craxi, quello dai criteri più ampi, che non si preoccupa minimamente di eventuali rischi idrogeologici, sismici e vulcanici, così come ha puntualmente denunciato Legambiente. Dunque oltre che un condono, questa sembra una allegra presa in giro.

Che dire poi della vicenda del Tap? Era stato proclamato che con il Movimento al governo sarebbe stata bloccata in due settimane e invece una volta al governo ci si è resi conto che non è possibile. Irregolarità che permettano il blocco del procedimento non ce ne sono, l’opera si trova in uno stadio di costruzione troppo avanzato e costituisce fulcro di interessi troppo importanti per il Paese. Plausibile, ma se le spiegazioni sono queste forse c’è stata un po’ troppa avventatezza nel dire che sarebbero bastate due settimane per fermarla, fomentando a cuor leggero le speranze degli abitanti delle zone interessate dai lavori.

Dubbi e interrogativi si affollano anche attorno alle bandiere di questo governo, il reddito di cittadinanza e la riforma delle pensioni. I lavori sulla legge di bilancio 2019 infatti hanno prodotto solo tre punti fermi: 9 miliardi per il primo, 6,7 e 7 miliardi tra 2019 e 2020 per la seconda e una particolare clausola di compensazione che stabilisce una sorta di ‘comunicanza’ tra i due fondi. Si legge infatti che queste risorse potranno anche non essere utilizzate integralmente e che ‘eventuali risparmi derivanti dai provvedimenti attuativi delle misure afferenti a uno dei due Fondi […] possono essere utilizzati a compensazione degli eventuali maggiori oneri per l’altro Fondo’. Dunque non si sa ancora come verranno utilizzati i soldi e chi saranno effettivamente i beneficiari, i provvedimenti attuativi sono appunto rimandati e verranno adottati con decreto. Non c’era tempo, si spiega, per definire i dettagli pratici. Indubbiamente è necessaria una progettualità attenta, dato che per ora neppure è chiaro come avverrà la riforma dei centri per l’impiego, fondamentali per il Rdc.

Tutte queste vicende hanno un minimo comune denominatore: il chiasso è tanto, ma la sostanza molto poca. Il racconto dell’attività del Movimento è incessante sulla rete, è fondamentale che tutti sappiano che si sta lavorando senza sosta per i cittadini e che i risultati stanno già arrivando. Ma grattando un po’ la patina di questa vetrina splendente, in molti punti la vernice dorata viene via e svela le contraddizioni. Ammissioni di colpe? Quasi nessuna. Unica eccezione è stata la lettera di Conte ai cittadini riguardo il Tap, in cui il Presidente si scusa e si addossa la responsabilità di essere venuti meno a quanto promesso. Uno slancio di sensibilità quasi dovuto, vista la delusione dovuta allo scarto tra le roboanti dichiarazioni precedenti e il misero risultato che hanno dovuto accettare. Per il resto le spiegazioni si risolvono in urgenze, tempistiche insufficienti, il governo precedente e poteri forti che remano contro il lavoro della squadra. Nel caso peggiore basta chiamare le cose con un altro nome e a Ischia siamo tutti più tranquilli. Non sarebbe stato meglio dire ad esempio che Ischia ha una percentuale di abusivismo spaventosa e che questa era la soluzione più facile? Oppure che condono significa soldi e in tempi di magra, che già abbiamo il fiato dell’Europa sul collo, tutto fa brodo? In realtà no, perché le reazioni a questa narrazione spicciola si contano sulle dita delle mani, sia tra i componenti del Movimento che tra i loro sostenitori. L’unico caso in cui si è visto un soffio di vita più animato nei grillini ultimamente è stato in reazione al ddl Pillon sulla separazione e l’affido, ma per il resto, compreso il decreto Salvini, le osservazioni contrarie sono poca roba.

Davanti alla messa in scena di questo spettacolo senza fine ci sono milioni di cittadini, bombardati ogni giorno dal racconto di ogni singolo passo di questo governo. E mentre ci eravamo abituati alla comunicazione di Salvini da reality show con lui come protagonista, direi che la trasformazione del linguaggio del Movimento è quasi ridicola. È proprio questo forse il segnale più grande che indica la strada che hanno deciso di percorrere. Perché se trasformi i messaggi ai tuoi sostenitori in slide riempite di slogan e concetti-pillola, buoni solo a essere memorizzati, puoi star sicuro che dopo qualche tempo troverai ad ascoltarti solo schiere pronte a ripetere i tuoi mantra in loop, attratti da ciò che puoi offrire sul momento.

Non si può costruire le fondamenta su un consenso di questo tipo, presto infatti arriverà un migliore offerente, con slogan più accattivanti. Inoltre sembra davvero che a questo appiattimento nel modo di comunicare corrisponda un peggioramento degli standard degli obiettivi del gruppo. Invece di cercare di elevare la cittadinanza a essere parte attiva dei processi complicati della politica, ci si accontenta di raccontare ciò che facilmente può essere capito e soprattutto che produca appoggio incondizionato. Il resto non lo si dice o diventa colpa di qualcun altro. Il tutto in un linguaggio semi demenziale che rende difficile a volte riconoscere i profili originali dei ministri dalle tante pagine-parodia nate proprio per ironizzare: è spaventoso accorgersi che ogni giorno si assomigliano di più tra loro ed è umiliante doversi chiedere, prima di verificare, se ciò che si legge è il discorso di un vice premier o una sua caricatura.

Come già detto, spero di sbagliarmi. Aspetto una seria inversione di rotta, volta innanzi tutto a creare una identità che non si ispiri a quella della Lega di Salvini (un esercito pronto a seguirlo fino al baratro) bensì a creare un progetto che riporti la politica in quella dimensione di serietà che le appartiene, dove ‘vicini ai cittadini’ non significa abbassarsi a fare e dire solo ciò che piace ai tifosi. Perché è questo ciò che sembra il dibattito politico dei nostri giorni, uno scontro continuo tra tifoserie che si odiano. Forse un reale cambiamento chiederà più di una generazione, attendiamo di capire se almeno il solco di questo percorso può essere tracciato in questi anni oppure continueremo a rimandarlo come fatto fino ad ora.”