Condannato all’ergastolo in Italia ma libero fuori, a causa del rifiuto della Germania di dare esecuzione alle condanne inflitte ai gerarchi nazisti per crimini di guerra emesse nel nostro Paese. L’inviato della trasmissione Le Iene Alessandro Politi ha rintracciato Johann Riss, sergente dell’esercito tedesco condannato per l’eccidio di 174 persone a Padule di Fucecchio, in Toscana, il 23 agosto 1944. Ha 98 anni, vive in Baviera ed è affetto da una grave forma di demenza senile. Nella sua situazione – a piede libero, pur con una sentenza definitiva che li condanna al carcere a vita – ci sono altri cinque ex militari: gli allora sergenti Wilhelm Karl Stark e Alfred Luhmann e il capitano Helmut Odenwald, condannati per gli eccidi di Monchio e Vallucciole, sull’Appennino tosco-emiliano, e ancora Gerhard Sommer, unico responsabile ancora in vita della strade di Sant’Anna di Stazzema (Lucca), e Alfred Stork, condannato all’ergastolo per l’eccidio di Cefalonia.

A seconda dei casi non è stata concessa l’estradizione, oppure non è stata ritenuta ammissibile l’esecuzione della pena in Italia. Senza che nessuno, nella diplomazia italiana, abbia mai fatto valere con forza le ragioni del nostro Paese.  E se per ragioni anagrafiche sarà ormai difficile vedere eseguite queste condanne, sarebbe ancora possibile per gli eredi delle vittime ottenere giustizia attraverso un risarcimento in sede civile. Se non fosse che, in varie occasioni, “lo Stato italiano si è costituito in giudizio non per sostenere ma per opporsi alle legittime istanze risarcitorie dei cittadini. Una decisione dettata da ragioni politico-istituzionali dalla quale mi sento di dissentire”, aveva dichiarato lo scorso marzo il procuratore generale della Corte militare d’appello Antonio Sabino.

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