Quasi nessuno dei criminali di guerra nazisti ha scontato la pena cui la giustizia italiana li ha condannati. Sono sette, tutti ultranovantenni, gli ergastolani ancora a piede libero. Condannati per alcune delle più gravi stragi compiute in Italia, ormai tutti ultranovantenni, non hanno fatto i conti con la storia, perché le autorità tedesche non ha concesso l’estradizione o hanno negato la possibilità di esecuzione della pena in Germania. Ma se per ragioni anagrafiche sarà difficile vedere eseguite queste condanne, è ancora possibile per gli eredi delle vittime delle stragi ottenere giustizia attraverso un risarcimento in sede civile. Questa la riflessione che arriva  della magistratura militare che ha inaugurato l’anno giudiziario. Anche l’anno scorso questa stortura del sistema giudiziario era stata evidenziata. 

Tra i criminali di guerra nazisti per i quali l’Italia ancora attende giustizia, tre sono stati condannati all’ergastolo per le stragi della primavera del ’44 sull’Appennino Tosco-Emiliano, a Monchio e Vallucciole. Tutti inquadrati nella Divisione Corazzata ‘Hermann Goering’ della Wehrmacht: gli allora sergenti Wilhelm Karl Stark e Alfred Luhmann e il capitano Helmut Odenwald. Quest’ultimo, 97 anni, deve rispondere anche della strage di Monte Morello. L’ex sergente della SS Wilhelm Ernst Kusterer è stato condannato all’ergastolo per le stragi di San Terenzo e Vinca, 350 vittime civili, e per l’eccidio di Marzabotto, nel Bolognese, con oltre 770 vittime. E ancora, l’ex sergente Robert Johann Riss, condannato all’ergastolo per la strage del Padule di Fucecchio (Pistoia), dove nell’agosto ’44 vennero trucidati 184 civili, in gran parte anziani, donne e bambini. Gerard Sommer, unico responsabile ancora in vita della strade di Sant’Anna di Stazzema (Lucca), dove furono trucidate 564 persone. Infine, Alfred Stork, condannato all’ergastolo per l’eccidio di Cefalonia. Per lui ancora in corso una “corrispondenza” tra Italia e Germania per l’esecuzione del mandato di arresto europeo.

“Quasi nessuno ha pagato” per questi eccidi, è l’amara constatazione del procuratore generale della Corte militare d’Appello, Antonio Sabino, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario militare: “Si ha il senso di un grande incompiuto, perché la giustizia non può rinunciare a risanare le ferite. Se ormai appare impossibile, vista l’età avanzata, dare seguito alle condanne in sede penale è ancora possibile in sede civile arrivare a un risarcimento, e parliamo di centinaia, migliaia, di casi”. Un ulteriore motivo di amarezza, per il magistrato è che “in varie occasioni lo Stato italiano si è costituito in giudizio non per sostenere ma per opporsi alle legittime istanze risarcitorie dei cittadini. Una decisione dettata da ragioni politico-istituzionali dalla quale mi sento di dissentire. Ritengo che la memoria delle vittime della barbarie nazista vada onorata, anche attraverso il riconoscimento dei diritti degli eredi”. Una posizione ben nota quella dell’Italia per evitare incidenti diplomatici.