Un nuovo richiamo del capo dello Stato Sergio Mattarella alla tutela dei risparmi delle famiglie e all’equilibrio dei bilanci pubblici. Ma soprattutto l’avvertimento lanciato dal presidente dell’Abi Antonio Patuelli, che fa muro contro gli aggravi fiscali per le banche previsti dalle bozze della manovra ed evoca la possibilità che gli istituti possano smettere di comprare titoli di Stato. Mentre il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ricorda che “le conseguenze gravi di un prolungato rialzo dei rendimenti dei titoli di stato” colpiscono le famiglie perché “il loro incremento deprime il valore dei risparmi accumulati e può determinare un peggioramento delle prospettive di crescita economica”.
Nel giorno in cui la legge di Bilancio è attesa in Parlamento, gli interventi alla cerimonia per la Giornata Mondiale del Risparmio si legano inevitabilmente a doppio filo con i contenuti della manovra. Alla Giornata è intervenuto anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria che a Patuelli ha risposto che “non c’è nessun impatto sui conti economici” dalle misure della manovra e ha ribadito come i rialzi dello spread siano dovuti ”all’incertezza politica” legata al “grande equivoco” che l’Italia intenda lasciare l’euro. Ma il governo “in nessun modo ha mai espresso la volontà di uscire” dalla moneta unica.

Patuelli: “Indebolire le banche vuol dire colpire i maggiori compratori di titoli di Stato” – “Combattiamo ogni ipotesi di aumento delle imposte sulle banche, che indebolirebbero la ripresa, oltretutto quando, nel 2019, la Bce realizzerà nuovi stress test’’, attacca il numero uno dell’Associazione bancaria italiana. La pressione fiscale, aggiunge, “non è una variabile indipendente, ma un fattore che incide su tutta la catena produttiva delle imprese di ogni genere e delle famiglie”. E ancora: “Indebolire le banche in Italia significherebbe anche indebolire i principali acquirenti di titoli di Stato italiani“, che “continuano a detenere e sottoscrivere titoli di Stato della Repubblica nonostante lo spread che riduce il valore dei titoli di stato e conseguentemente il patrimonio delle banche”. Al termine del ragionamento Patuelli ha evocato la possibilità che questa situazione possa cambiare: “Cosa sarebbe successo o succederebbe se le banche in Italia detenessero pochi o punti titoli di Stato? A quanto arriverebbe lo spread? E con quali conseguenze per la Repubblica, le imprese e le famiglie?”.

Visco: “Rischio sovrano ricade sulle famiglie. Maggiori spese per interessi per 5 miliardi” – Visco ha aggiunto che “direttamente o indirettamente il rischio sovrano ricade sulle famiglie italiane. Non solo esse detengono titoli pubblici per un valore nominale di quasi 100 miliardi, ma all’attivo degli intermediari a cui essere affidano i loro risparmi vi sono titoli pubblici per circa 850 miliardi”. Ovviamente poi “il rialzo dei tassi di interesse sui titoli di Stato si riflette negativamente anche sul bilancio pubblico e qualora non venisse riassorbito, l’incremento fin qui registrato provocherebbe, già dal prossimo anno, maggiori spese per interessi per circa 0,3 punti di pil, oltre 5 miliardi. L’aggravio salirebbe a mezzo punto nel 2020 e a 0,7 punti nel 2021. Ciò accrescerebbe l’avanzo primario necessario anche solo a stabilizzare il rapporto tra il debito pubblico e il pil”.

Mattarella: “Tutela del risparmio è garanzia di libertà” – “I risparmi delle famiglie rappresentano complessivamente un elemento di forza che va accuratamente tutelato”, scrive dal canto suo il presidente della Repubblica nella lettera inviata al presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti. “Esso, unito all’equilibrio dei bilanci pubblici – espressamente richiamato dalla Costituzione – è condizione essenziale dell’esercizio dell’effettiva sovranità del paese”. Mattarella cita la Carta: “La tutela del risparmio, prevista dall’art. 47 della Costituzione, corrisponde alla garanzia dell’irrinunciabile libertà delle famiglie di poter autonomamente individuare i mezzi atti a sostenere le proprie scelte di vita e, insieme, sottolinea l’enorme valore rappresentato, per la stabilità del sistema economico-finanziario italiano, dal popolo dei risparmiatori”. Quindi continua: “La gestione del risparmio da parte dello Stato, delle imprese bancarie, degli intermediari finanziari, costituisce il motore di uno sviluppo responsabile e sostenibile, un elemento centrale dell’esercizio del credito e deve obbedire a regole di assoluta trasparenza, di saggia amministrazione delle risorse, di protezione di depositi e investimenti”.