L’Arma è sempre stata “vicina al cittadino” e i Carabinieri sono un “punto di riferimento, esempio di rettitudine, integrità e senso del dovere”, ma nel caso in cui “si accerti l’avvenuta negazione di questi valori si deve agire e accertare la verità isolando i responsabili allo scopo di ristabilire la fiducia dei cittadini nell’Arma”. La ministra della Difesa Elisabetta Trenta, nel suo discorso durante la cerimonia per i 40 anni del Gis, il Gruppo di intervento speciale dei carabinieri, ha parlato delle necessità di intervenire quando vengono riscontrate violazioni delle regole. Parole che arrivano proprio mentre è in corso l’udienza del processo Cucchi bis alla Corte d’assise di Roma sulla morte del geometra avvenuta nel 2009 e dopo che è stata aperta una nuova inchiesta sull’insabbiamento delle indagini. Presente alla cerimonia anche il vicepremier leghista Matteo Salvini, che proprio sul caso in passato aveva accusato Ilaria Cucchi: “Da ministro non ammetterò mai che l’eventuale errore di uno permetta a qualcuno di infangare il sacrificio e l’impegno di migliaia di ragazzi e delle ragazze in divisa. Mai niente e nessuno potrà mettere in discussione il vostro onore, la vostra fedeltà e lealtà”. Una posizione simile a quella del comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri: “Si deve ricordare che nella virtù dei 110.000 uomini che compongono l’Arma che abbiamo tratto e traiamo la forza per continuare a servire le istituzioni. Sono molti di più dei pochi che possono dimenticare la strada della virtù”.

Il 17 ottobre scorso la ministra della Difesa aveva incontrato Ilaria Cucchi e il comandante generale Giovanni Nistri. Un colloquio a cui erano seguite numerose polemiche. La sorella del ragazzo morto mentre era detenuto, su Facebook aveva riferito il contenuto dell’incontro e criticato l’ufficiale: “Mi sarei aspettata”, aveva detto, “non dico delle scuse, perché avrebbe potuto essere per lui troppo imbarazzante, ma certo non 45 minuti di sproloquio contro Casamassima, Rosati e Tedesco, gli unici tre pubblici ufficiali che hanno deciso di rompere il muro di omertà nel mio processo”. Ilaria Cucchi nei giorni scorsi si è anche scontrata con il ministro dell’Interno, rifiutando l’invito a un incontro al Viminale. Dopo il colpo di scena al processo arrivato grazie alle rivelazioni di Francesco Tedesco, uno degli imputati per il pestaggio del 31enne, aveva detto: “Ci chieda scusa chi ci ha offesi in tutti questi anni”. La ministra Trenta invece, aveva scelto di intervenire sul caso anche dal palco del Circo Massimo, alla festa di Italia 5 stelle: “Nei confronti della famiglia di Stefano Cucchi prendo un impegno solo io come ministro, ma tutto lo Stato, tutto il Corpo dei Carabinieri: è un impegno verso la giustizia. Questo è quello che noi vogliamo”.
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