La procura di Monaco ha comminato una multa da 800 milioni di euro ad Audi, per il contenzioso nato dopo lo scandalo del dieselgate. In particolare, il procedimento dei magistrati bavaresi riguardava la non conformità dei motori diesel V6 e V8 che equipaggiavano alcuni modelli costruiti tra il 2014 e il 2018 della casa degli Anelli. La quale, in un comunicato ufficiale, ha dichiarato di aver ammesso le proprie responsabilità e accettato di pagare per chiudere il contenzioso, precisando che questo avrà un “impatto negativo” sia sui conti di Audi stessa che su quelli del gruppo Volkswagen, di cui fa parte, per l’anno fiscale 2018.

In questo modo, le indagini sul marchio automobilistico sono ufficialmente chiuse, come confermano in una nota i pubblici ministeri di Monaco: “Il procedimento amministrativo contro Audi Ag aperto a causa dello scandalo diesel è con la presente chiuso in modo giuridicamente vincolante”.

A rimanere aperte sono tuttavia quelle sui singoli manager e dirigenti del colosso di Wolsfburg. In particolare l’ex amministratore delegato del gruppo Vw Martin Winterkorn e l’ex ad di Audi Rupert Stadler, attualmente sotto custodia e indagato per possibili coinvolgimenti nel caso emissioni, dopo aver risolto il proprio contratto con l’azienda tedesca all’inizio di questo mese. Al suo posto Audi ha messo ad interim Bram Schot, manager che nel nostro Paese conosciamo bene per aver guidato in passato la filiale italiana di Daimler.

Tornando ai conti, la sanzione di 800 milioni di euro ad Audi si somma a quella già subita da Volkswagen a giugno da un miliardo di euro (pagata senza fare appello, proprio come nel caso di Audi) da parte di un tribunale tedesco, portando a ben oltre 27 miliardi di euro i costi sostenuti per far fronte allo scandalo dieselgate dal 2015, anno in cui scoppiò negli Usa, ad oggi.

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