“Mi ricordo quando non si poteva abortire. Accompagnavamo a turno le ragazze, amiche, sorelle, dai cosiddetti ‘cucchiai d’oro’ che si facevano pagare caro l’interruzione clandestina di gravidanza”. Siamo sulla metropolitana e una signora sulla settantina, seduta accanto a me, mi avvicina mentre leggevo la notizia della mozione anti-aborto, approvata il 5 ottobre dal consiglio comunale di Verona.

“Alcune donne ci hanno rimesso la vita per le emorragie, altre non hanno più potuto avere figli. Non è trascorso tanto tempo, 40 anni appena. E allora, non abbiamo lottato abbastanza o non abbiamo preservato abbastanza?” mi chiede la signora. Lei ha tre figli, non è attivista, non ha mai frequentato i collettivi. “Ai tempi non mi definivo femminista, non ne avvertivo forse il bisogno ma agivo di buon senso. Ma oggi sono femminista più che mai”.

Ha ragione lei, di questi tempi c’è una recrudescenza tale che occorre riappropriarsi di tutto quanto davamo per scontato, perché se allora c’era il bisogno di lottare, oggi c’è l’urgenza di difendere. E l’attacco alla libertà delle donne è trasversale e parallelo, perché viaggia sui binari di una capogruppo del Pd che in consiglio comunale a Verona vota a favore della mozione della Lega, fino al leghista Pillon che nel suo ddl infarcito di idelogia sulla riforma della separazione e sull’affido condiviso dei figli, vuole di fatto rendere impossibile alle donne di separarsi .

La mozione n. 434, che dichiara Verona “città a favore della vita” e finanzia associazioni anti-abortiste, è solo una parte del puzzle che va a comporre l’attacco ai diritti delle donne, in nome di una vita che le contempla tutte, tranne quella delle donne stesse. Non a caso nella stessa mozione, che arriva proprio in concomitanza con il 40esimo anniversario della legge 194 del 1978, si parla anche di “uccisioni nascoste” in riferimento alla pillola Ru486 meglio nota come contraccezione d’emergenza.

Contraccezione, aborto, impossibilità a separarsi, difesa della famiglia tradizionale. L’invito è a leggere questi attacchi non a sé stanti ma come parte di un unico disegno, che scippa alla donna della propria libertà, anche in caso di violenza. Anche con questo spirito il 10 novembre si scenderà in piazza, in tante piazze d’Italia, non solo per dire no a riforme infarcite di ideologiche ma per dire che anche noi siamo a favore della vita, quella di tutte.