Da una ricerca condotta in Bahrein da Amnesty International sul trattamento sanitario di 11 prigionieri è emerso un quadro di grave negligenza, ritardi immotivati e decisioni arbitrarie da parte della direzione delle prigioni di Jaw (2mila 500 detenuti e due medici in tutto che si alternano nei turni) e Isa Town, le principali del piccolo regno del Golfo persico, già noto a chi segue questo blog per la dura repressione seguita alla rivolta del 2011, per le condanne dei prigionieri di coscienza, per l’uso della tortura e per la privazione arbitraria della cittadinanza.

Detenuti malati di cancro, persone colpite da sclerosi multipla o affette da anemia falciforme non ricevono cure mediche specializzate e vedono così la loro salute e la loro stessa vita messe a rischio da un sistema penitenziario che non perde occasione per mostrare il suo disprezzo per i diritti umani.

Uno dei casi più assurdi descritti nella ricerca di Amnesty International è quello di Elyas Faisal al-Mulla, cui nel 2015 è stato diagnosticato un cancro al colon al terzo stadio. Ricoverato il 1° agosto dopo due mesi che vomitava sangue, è stato rimandato in cella pochi giorni dopo una biopsia e, sempre in carcere, ha dovuto fare un intero ciclo di chemioterapia mentre gli appuntamenti per le visite di controllo venivano continuamente rimandati. Il 7 agosto di quest’anno gli sono state prescritte altre medicine che, alla fine di settembre, era ancora in attesa di ricevere.

Il detenuto affetto da anemia falciforme, Ahmed Merza Ismaeel, soffre dal 2016 di calcoli e ha i livelli di emoglobina e di bilirubina rispettivamente troppo bassi e troppo alti. L’ultima visita in ospedale risale al gennaio 2017. Nell’estate dello stesso anno è stato costretto con la minaccia delle percosse e dell’isolamento carcerario ad annullare “volontariamente” una visita medica.

Un detenuto ha perso sette denti per il rifiuto di concedergli una visita odontoiatrica (da sottolineare che i primi due gli erano stati rotti durante un pestaggio in carcere), un altro è entrato in carcere nel 2014 con un supporto di ferro in un braccio che avrebbe dovuto essere rimosso una volta che l’arto fosse guarito, ma la cosa non è ancora avvenuta. Nella sezione femminile della prigione di Isa Town vi sono detenute con cisti al seno e diabete che non ricevono cure adeguate.

I meccanismi di facciata istituiti dalle autorità del Bahrein di fronte alle (scarse) proteste internazionali, il Difensore civico presso il ministero dell’Interno e l’Istituzione nazionale per i diritti umani, si rivelano del tutto inefficaci. Il regno del Bahrein gioca con la vita dei prigionieri ma a nessuno pare importare.

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