Nel Partito Democratico si intensifica il dibattito interno in vista degli appuntamenti dell’autunno. A poche ore dalla proposta avanzata dal presidente Matteo Orfini di “sciogliere il partito e rifondarlo” e dalla risposta del governatore del Lazio Nicola Zingaretti (“E’ una scusa per rinviare il congresso“)Maurizio Martina prova a riportare ordine nel partito. “Più che discutere di scioglimenti del Partito Democratico o di rinvii del congresso – ha detto il segretario nazionale alla Festa dell’Unità di Genova – facciamo invece tutti un passo avanti per il futuro, nel segno della giustizia sociale e della solidarietà. Il Pd deve lavorare su territori, chiamare le persone che vogliono costruire con noi l’alternativa a questo governo”. “Il Congresso ci sarà, faremo le primarie a gennaio”, spiega. “Basta con questa idea che tutti possono dire tutto, parole in libertà“, sottolinea l’ex ministro.

Gli risponde però, a stretto giro, proprio Orfini. Su Facebook il commento è lapidario:  “Pensate davvero che noi possiamo ripresentarci con il Pd come funziona oggi? Tutti dicono di voler superare il correntismo e poi chiedono di fare subito un congresso basato su accordi tra correnti e filiere di tessere e preferenze. Bene, facciamolo. E il giorno dopo? Ricominciamo come sempre, con la minoranza che combatte la maggioranza, con un maggioritario interno distruttivo e divisivo? Pensate davvero che così la risolviamo? Beati voi”.

La discussione però resta animata. L’ultima voce levatasi era stata in mattinata quella di Carlo Calenda. Su Twitter l’ex ministro dello Sviluppo economico ha invitato a cena a Matteo Renzi, Marco Minniti e Paolo Gentiloni per provare a creare un fronte compatto. L’idea era stata di Giuliano Da Empoli, uno dei consiglieri dell’ex segretario, che su aveva twittato: “La Storia non sarà clemente con i quattro leader del Pd, Renzi, Gentiloni, Calenda, Minniti che condividono la stessa linea politica se per ragioni egoistiche non riusciranno a sedersi intorno a un tavolo per impedire la deriva del Pd verso l’irrilevanza e la sottomissione al M5S”. Una stilettata al governatore del Lazio, che ha detto di voler parlare con gli elettori di sinistra che hanno votato 5 Stelle. “Hai ragione Giuliano – la risposta di Calenda – Questo è un invito formale. Vediamoci @PaoloGentiloni @matteorenzi #minniti. Per essere operativi e per limiti miei di movimento: martedì da me a cena. Invito pubblico per renderlo più incisivo ma risposta privata va benissimo”.

La risposta di Renzi arriva tramite fonti a lui vicine: massima disponibilità a sedersi al tavolo, fanno sapere, a condizione che sia chiaro che non c’è nessun accordo possibile coi Cinque Stelle e con la Lega. Poi è lo stesso ex segretario a prendere la parola su Facebook: “Una volta alla settimana parte il dibattito sul futuro del PD. C’è chi lo vuole sciogliere e chi lo vuole rilanciare. Chi propone cene di chiarimento e chi vuole congressi di discussione politica. Chi vuole la società civile e chi dice: più potere agli iscritti. Tutte scelte legittime e rispettabili. Io penso che oggi il problema non sia il Pd. Questo Governo è il problema del Paese, non il Pd. La maggioranza parlamentare sta bloccando l’Italia, non l’opposizione”.

“Il Pd deve smetterla col fuoco amico che troppe volte ha colpito e indebolito chi stava al governo – prosegue Renzi – ci sarà un congresso e chi lo vincerà avrà l’aiuto degli altri. Ma dopo sei mesi di analisi psicologica e di terapia di gruppo, possiamo iniziare a fare opposizione dura? Oppure c’è ancora qualcuno che pensa che dobbiamo fare l’accordo con i 5 Stelle che mettono in discussione i vaccini e mettono i bastoni tra le ruote a chi vuole creare posti di lavoro?”, conclude. E il riferimento è a quella che al momento sembra la personalità politica che più delle altre è in grado di puntare alla segreteria: quel Nicola Zingaretti, unico ad aver riportato una vittoria di livello nelle ultime competizioni elettorali – la riconferma alla guida della Regione Lazio – ma che agli occhi dell’ex premier ha la colpa di aver aperto troppo ai 5 Stelle.

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