Se parliamo di musica occorre fare i conti con la storia e più in generale con chi ne ha definito il tratto. Figure imprescindibili, prevalentemente passati a miglior vita. D’altronde “il rock è vecchio”! Ed è proprio per questo che, nel presente, ha molto da raccontare. Come ad esempio la storia di Keith Moon. Do you know? Il mitico batterista degli Who moriva proprio oggi, il 7 settembre di 40 anni fa. Parliamo di un musicista unico nel suo genere, al punto da sostenere che il sound della band di Londra fu fortemente caratterizzato dall’impeto delle sue gesta. Era forse l’anima della band? Lo era esattamente nella misura in cui Pete Townshend ne era il cervello, Roger Daltrey il cuore e John Entwistle il talento. Quei quattro, insieme, furono in grado di tracciare le coordinate del suono, creando un asse indissolubile sul quale impostare le fortune del rock.

Ma la figura di Moon the Loon è strettamente connessa agli aneddoti che hanno caratterizzato le gesta di un’esistenza vissuta senza alcun freno. Se ancora non l’avete capito, parliamo di uno in grado di ridefinire nuovamente i canoni estetici della rockstar. D’accordo, la ricetta è sempre la stessa, “Sesso, droga e rock’n’roll” ma Keith, rispetto ai rocker del tempo, si elevava, se non altro per l’attitudine reale nel trasformare il proprio comportamento in una vera e propria performance, sia che fosse sul palco che nella vita privata.

Il tempo e lo spazio sono tiranni! Ergo, saranno soltanto 9 aneddoti 9 a essere selezionati per raccontarlo. V’invito comunque a farvi un giro in rete, per scoprire le innumerevoli malefatte di Moonie.

1. Proverbiali sono i racconti legati a un impianto radiofonico collegato alla macchina attraverso un sistema di potenti altoparlanti. Il nostro lo utilizzava per terrorizzare gli abitanti di Londra o delle città in cui capitava in tour. Poco prima di un concerto a Newcastle, mise fuori dal finestrino un paio di gambe di plastica gonfiabili opportunamente vestite con calze e tacchi alti. I rumori e le urla generate da una registrazione fuoriuscirono dall’abitacolo dell’auto a un volume assordante, suscitando il terrore dei residenti, i quali, alla vista di quelle gambe, non poterono fare altro che chiamare la polizia.

2. In tour con gli Who, fu capace di tutto. Dopo aver scoperto le gioie delle più svariate forme di esplosivo, cominciò a girare il mondo armato fino ai denti. A pagarne le spese furono soprattutto gli hotel; non sopravvisse un gabinetto in nessun albergo che ebbe la sventura di ospitarlo. A tale riguardo, un giorno disse: “Mi chiedete cosa mi faccia veramente impazzire? Vedere tutta quella porcellana volare per aria e infrangersi contro i muri”.

3. Il mondo si accorse definitivamente di Keith quando nel 1967 comparve insieme alla band a The Smothers Brothers Comedy Hour, un programma televisivo, al tempo, molto popolare. Per il finale cacofonico di My Generation, Moon non si affidò al playback come concordato, bensì a una dose eccessiva di esplosivo. Il risultato fu esagerato. In studio era presente l’attrice Bette Davis, la quale svenne per lo spavento, mentre l’esplosione bruciò i capelli e danneggiò l’udito a Pete Townshend.

4. Era il 4 gennaio del 1970 quando Keith, ubriaco al volante, uccise involontariamente Neil Boland, autista e assistente personale, mentre cercava di sfuggire da un gruppo di teppisti con i quali aveva avuto un battibecco. Un episodio che lo segnò negli anni a venire nel profondo.

5. Un giorno decise che gli Who avrebbero dovuto avere un animale domestico in tour. Pensò che né un gatto né un cane avrebbero potuto fare al caso loro, così, mentre si trovava a Vancouver, decise di acquistare un piranha. Avete capito bene, un piranha da tenere nella vasca del suo hotel. Fece ordinare bistecche e quanto altro per il feroce animale, tuttavia il pesce durò il tempo di un concerto. Venne trovato morto la sera stessa.

Keith Moon, 40 anni fa se ne andava l’anima folle degli Who

AVANTI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Addio a Claudio Scimone, il direttore d’orchestra che con i Solisti Veneti ha portato la musica di Vivaldi nel mondo

next
Articolo Successivo

Lucio Battisti, vent’anni fa moriva un artista che non è mai stato fermo

next