101/2018.

Ricordate bene questo numero, perché da oggi e per almeno una generazione, lo vedrete negli uffici pubblici, dal dottore, quando fate un concorso ed in ogni occasione in cui si parlerà (o si scriverà) dei vostri dati personali. E’ stato, infatti, pubblicato il decreto legislativo di armonizzazione al Regolamento Europeo sulla Privacy, che ha assunto il numero 101 del 10 agosto 2018.

Il decreto, a partire da quando il governo Gentiloni lo propose, il 21 marzo 2018, ad una manciata di ore da quando la Commissione apposita l’aveva varato, è divenuto una specie di naufrago, più volte dato per spacciato e poi riemerso.

Come i feuilletton d’epoca nell’800 o le riviste underground degli anni 60, lo schema di decreto è circolato dal marzo in cerchie di iniziati, almeno fino a quando una Commissione parlamentare, quella per l’esame dei provvedimenti urgenti del governo, ha deciso finalmente di pubblicare gli atti a giugno del 2018 e di ascoltare associazioni ed esperti sulla bozza di decreto. Poi se ne erano perse di nuovo le tracce, sino ad oggi.

Il decreto recepisce un regolamento comunitario che, secondo alcuni, non avrebbe necessitato di alcun atto di recepimento trattandosi di una normativa self- executing. La parola self-executing, o la brutta traduzione italiana “autoapplicantesi” sta a significare che l’atto vale per tutti nello stesso modo e dalla stessa data (nella fattispecie dal 25 maggio 2018), senza bisogno di provvedimenti formali di recepimento.

Una norma unitaria appare una buona cosa in una Europa coesa e solidale.

Solo che gli “Stati Uniti d’Europa” dal punto di vista normativo non si sono mai realizzati a dispetto degli ideali di statisti del calibro di Altiero Spinelli, Robert Schuman, Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer e quindi i singoli Stati dell’Unione, come è tradizione da un po’ di tempo a questa parte, hanno applicato anche in questo caso sì il regolamento in virtù degli obblighi internazionali previsti anche in Italia dall’articolo 117 della Costituzione, ma ognuno per proprio conto, salvaguardando in realtà gli interessi del singolo Stato.

E’ il caso della Francia ad esempio che non si è sognata minimamente di abrogare la legge del 1978 sulla privacy, limitandosi ad un maquillage normativo, così come la Spagna. In Gran Bretagna il governo ha preso botte da orbi nel recepimento del Regolamento finendo sotto alla Camera dei Lords per quattro volte, appena sotto le trenta volte nelle quali è finito in minoranza sulla Brexit.

Talmente appare unitaria dal punto di vista normativo oggi l’Europa che un successivo Regolamento più specifico di quello recepito oggi, sempre sulla privacy ma nel settore delle comunicazioni elettroniche, il cosiddetto Regolamento E-Privacy, langue da un anno e mezzo negli uffici comunitari senza che nessuno si prenda la responsabilità di affossarlo o portarlo a compimento.

Le disposizioni sulla privacy sono dunque da oggi pienamente operative, rimane da vedere quali saranno le sorti delle norme unitarie in una Europa sempre più segnata dai particolarismi (e dall’opportunismo) dei singoli Stati.