Lo avevano detto prima, lo ripetono dopo. Di fronte alla reazione di Luigi Di Maio dopo il parere espresso dall’Avvocatura di Stato sull’assegnazione dell’Ilva, i sindacati non cambiano la linea critica: “Il governo ci dica con chi dobbiamo trattare, assumendosi le sue responsabilità. In queste condizioni non possiamo sederci al tavolo”. Lo scoglio più duro per il ministro dello Sviluppo Economico resta quello dell’accordo tra i rappresentanti dei lavoratori e ArcelorMittal. Non solo per la ferma volontà espressa di non voler lasciare per strada neanche uno degli attuali 13.700 dipendenti, ma anche perché i metalmeccanici non vogliono saperne di sedersi al tavolo senza la certezza che sarà proprio il colosso franco-indiano a prendere possesso degli stabilimenti.
Anzi, dopo le parole del vicepremier seguite al giudizio dell’Avvocatura, la situazione appare ancora più in stallo. Da un lato, Di Maio dice che “il tempo stringe” e “qui non ci si può illudere che prima si completa questa procedura e poi ci si mette al tavolo” e quindi “se dobbiamo dire ai sindacati con chi devono parlare, dico che devono parlare sempre con Mittal che è sempre stato in buona fede e in questa procedura non abbiamo visto niente” che riguardi la società. Ma il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, parla di “grave irresponsabilità delle istituzioni” con un duplice riferimento a Carlo Calenda e Di Maio; mentre il leader della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, chiede uno “stop allo scaricabarile e alla campagna elettorale”. E la Fiom-Cgil, per bocca della numero uno Francesca Re David, invita il Mise a rompere gli indugi assumendo un ruolo attivo. Un problema in più per il ministro dello Sviluppo Economico dopo l’invito rivolto alle parti affinché si parlino, sottolineando che quello degli esuberi è il “peccato originale” di una gara ritenuta “illegittima” ma non annullabile, anche se rappresenta un “delitto perfetto da parte dello Stato”.

“Il governo assuma un ruolo attivo”

Per la Fiom-Cgil, “non è una novità l’esistenza di molte zone d’ombra nello svolgimento della gara per la vendita dell’Ilva: le abbiamo più volte denunciate e da questo punto di vista le dichiarazioni odierne del ministro Di Maio non rappresentano alcuna rivelazione“, scrive in una nota Re David. “Per altro, noi – e con noi soprattutto i lavoratori dell’Ilva – non intendiamo essere parte o vittime di quello che il ministro ha definito “un delitto perfetto”. Proprio per questo non parteciperemo ad alcuna trattativa parallela con Mittal mentre in altra sede si decidono i destini dell’Ilva”, aggiunge la leader dei metalmeccanici Cgil. Ricordando che spetta proprio al governo – attraverso i commissari – dare il via libera al passaggio di consegne, scrive Re David, “chiediamo, ancora una volta, che lo stesso governo assuma un ruolo attivo in questa vicenda convocando un tavolo di confronto che affronti e risolva i problemi denunciati dallo stesso ministero, cambiandone i presupposti, a partire da quelli ambientali e occupazionali”. E, conclude, “poiché la trasparenza invocata per il precedente governo vale anche per quello attuale, è essenziale che l’esecutivo in carica si assuma esplicitamente le proprie responsabilità e trovi una soluzione”.

“Irresponsabili, stanchi di assistere a scaricabarile”

Dello stesso tenore anche le dichiarazioni di Rocco Palombella della Uilm: “Siamo di fronte a una grave irresponsabilità delle istituzioni, sia quelle che ieri ci hanno tenuti fuori dall’accordo con ArcelorMittal che quelle che oggi parlano a mezzo conferenze stampa senza indicarci una strada concreta da percorrere”. Da oltre 6 anni, aggiunge, “assistiamo a questo scaricabarile” e “scaricare la responsabilità sull’accordo sindacale in questo clima di incertezze ci sembra un atto illegittimo”. In questa situazione, dice Palombella, “è ormai chiara l’impossibilità della ripresa del confronto con Arcelor Mittal e il raggiungimento di un accordo, data l’assenza di una regia del Governo e del dicastero guidato da Di Maio”. E insiste: “Il ministro ci dica a questo punto senza mezzi termini come intende gestire l’esaurirsi delle risorse economiche e la chiusura dell’Ilva. È il momento che ciascuno si assuma le proprie responsabilità”.

“Solo confusione, basta campagna elettorale”
Marco Bentivogli della Fim, invece, ricorda come “siamo a due settimane dalla scadenza della proroga dei commissari data dal ministro Di Maio” e “fino ad ora è stata fatta solo confusione“. “Abbiamo atteso troppi mesi di scaricabarile, i lavoratori non attenderanno ancora per molto tempo. Basta campagna elettorale. Se ci sono criticità gravi, annulli la gara altrimenti è fumo e confusione utile solo alle prossime elezioni. La fabbrica è senza manutenzione e pericolosissima”, accusa il leader sindacale. “Nella conferenza stampa, il ministro ha dichiarato per ben 5 volte che per lui e il ministero la gara è ‘illegittima’. Che vi è stato ‘eccesso di potere’. Ma che la legge impedisce sia di pubblicare il parere dell’Avvocatura e anche di annullare la gara – attacca Bentivogli – Purtroppo caro ministro, nel parere che lei stesso ha chiesto all’Anac, quest’ultimo assegna a lei la facoltà di annullare la gara, pertanto se ne assuma tutta la responsabilità“. E sulla possibilità di riprendere un dialogo con Arcelor, anche Bentivogli si dice contrario: “Secondo lei, dovremmo negoziare con un’azienda e cercare un’accordo con un’azienda che a suo parere ‘ha vinto una gara in modo illegittimo’? Lei sa bene che la trattativa si è interrotta dopo il giuramento del nuovo Governo perchè sia il sindacato che l’azienda hanno chiesto chiarimenti sulle condizioni di partenza e le intenzioni del Governo rispetto alle ipotesi di chiusura, sostenuta più volte dal suo partito”.
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