“Noi non siamo lì per interferire con il lavoro della procura o per sbianchettare qualche documento”. Roberto Ferrazza prova a smarcarsi, ma ora il presidente della Commissione ispettiva del ministero dei Trasporti sul crollo del ponte Morandi, collassato il 14 agosto facendo 43 vittime, rischia la rimozione. Non solo lui: anche la posizione del professore Antonio Brencich, tra i più critici nei confronti dell’opera progettata nel 1967 e da lui ritenuta un “fallimento dell’ingegneria”, è finita sotto la lente d’ingrandimento del ministero. Perché entrambi, come rivelato da L’Espresso, l’1 febbraio firmarono l’ok al progetto presentato da Autostrade al Comitato tecnico amministrativo del Mit, interno al Provveditorato interregionale delle opere pubbliche. Solo Brencich aveva criticato i metodi usati e fornito “spunti per migliorare la lettura dei documenti progettuali”. Firmando comunque la relazione finale, ora al vaglio della procura di Genova.

Eppure in quella sede era emerso come le prove tecniche sul viadotto Polcevera avessero rilevato il “degrado dei cavi costituenti gli stralli”, con una riduzione d’area totale “dal 10 al 20 per cento”. Durante quella riunione durata poco meno di un’ora avevano saputo, insomma. Ora dovrebbero chiarire le eventuali omissioni e gli errori nell’iter autorizzativo di quei lavori, stabilendo se e quali effetti hanno avuto sul crollo. Così, dopo averli nominati, il ministero guidato da Danilo Toninelli sta valutando la loro rimozione. “Stiamo facendo una valutazione. Ci saranno novità a breve”, apprende Ilfattoquotidiano.it dallo staff del ministro M5s. “Se dovessero emergere conflitti d’interesse, provvederemo alla sostituzione di uno o due membri della Commissione”, aggiungono dall’entourage di Toninelli.

Sotto i riflettori c’è anche la posizione di un terzo dei sei membri, Bruno Santoro. Come rivelato sempre dal settimanale, il commissario ha ricevuto due incarichi da Autostrade per l’Italia tra l’ottobre 2009 e il gennaio 2013 ricevendo in cambio un compenso di 70mila euro in quattro anni. Le consulenze del dirigente ministeriale sono state regolarmente autorizzate dal Mit, ma come nel caso di Ferrazza e Brencich emerge una questione di potenziale conflitto d’interesse visto che ora Santoro dovrà indagare su chi lo ha ingaggiato due volte per incarichi retribuiti.

Ferrazza, pur dicendosi “pronto” a un eventuale passo indietro, si è difeso con un’intervista a La Stampa dicendo di non aver mai firmato “alcuna relazione che sottolineasse questa criticità (quella della riduzione dei cavi, ndr) e sfido chiunque a dimostrarlo”. Ma a pagina 3 del verbale della riunione, pubblicato da L’Espresso, si legge: “I risultati delle prove riflettometriche hanno evidenziato un lento trend di degrado dei cavi costituenti gli stralli (riduzione d’area totale dei cavi dal 10 al 20 per cento) e proprio per tale considerazione la committente ha ritenuto opportuno avviare una progettazione finalizzata al rinforzo degli stralli delle pile 9 e 10″. E sul punto, in ogni caso, Ferrazza è stato chiaro con La Stampa: “Se una persona ha un deficit motorio del 20% non è detto necessariamente che non cammini più. Ma può bastare una stampella per aiutarla a farlo con regolarità”. I “difetti” erano stati illustrati dal responsabile unico del procedimento per Autostrade, Paolo Strazzullo, attualmente imputato a Parma per un incidente mortale in autostrada secondo la procura causato dalla scarsa manutenzione dei new jersey, e dal progettista degli interventi previsti da ottobre, Massimiliano Giacobbi di Spea.

A fronte di quanto illustrato, sostiene Ferrazza, il comitato aveva dato il via libera ma con “alcune prescrizioni”. Quali, non si sa. Di certo il traffico sul ponte Morandi non aveva ricevuto limitazioni né riduzioni di carreggiata per alleggerire il carico sui quei cavi che si stavano “degradando”. E il verbale si conclude con un giudizio positivo del progetto, inviato alla Direzione generale per la vigilanza: “Complessivamente il progetto esecutivo esaminato appare ben redatto e completo in ogni dettaglio. Lo stesso risulta studiato in modo metodologicamente ineccepibile”. Secondo Graziano Delrio, il Mit non ha mai ricevuto alcun tipo di segnalazione dai tecnici del ministero. Intervenendo al meeting di Rimini, il predecessore di Toninelli alle Infrastrutture e Trasporti ha detto: “Non ci è mai stata segnalata la necessità di limitazione del traffico”. Adesso, chi ritenne di non dover suggerire un intervento cautelativo fino all’avvio dei lavori, dovrà indagare su tutto i passaggi che hanno preceduto la tragedia. Salvo che il ministero non faccia marcia indietro per ragioni di opportunità.