Dal primo aprile scorso è obbligatorio dotare le auto nuove di dispositivi per la chiamata d’emergenza, la cosiddetta e-Call. Su quelle di immatricolazione precedente, nonostante non sia obbligatorio come per le nuove, si possono invece montare appositi kit universali facilmente installabili, che costano tra i 100 e i 150 euro. L’eCall può essere sia pubblica (come accade in Europa, dove la chiamata è effettuata verso il 112, il numero unico di emergenza europeo) che privata, ovvero gestita direttamente dai costruttori.

Si tratta di un dispositivo molto utile in caso di incidente, specie se il conducente è immobilizzato o impedito nel chiamare aiuto. Ma se così non fosse la chiamata può essere fatta manualmente (premendo un pulsante, grazie ad una SIM integrata) anche da lui o da altri passeggeri, permettendo al 112 di ricevere info utili come la posizione gps del veicolo, modello e tipo di alimentazione, il numero degli occupanti e l’eventuale esplosione degli airbag.

L’obbligatorietà di tale congegno, secondo uno studio di Global Automotive eCall Market 2018-2022 reso noto dall’Osservatorio Autopromotec, contribuirà a far crescere il mercato globale in media del 19% all’anno, da oggi fino al 2022.

Considerazioni economiche a parte, la Commissione Europea ha diffuso numeri ben più importanti riguardanti la sicurezza. A Bruxelles hanno infatti stimato che la riduzione (tra il 40 ed il 50%) dei tempi di soccorso derivante dall’utilizzo dell’e-Call contribuirà a salvare 2.500 vite ogni anno solo in Europa. Ovvero il 10% delle vittime sulle strade del vecchio continente.

E importanti sviluppi, sia commerciali che di sicurezza stradale, potranno esserci anche in una (successiva) introduzione di questa tecnologia in paesi emergenti come India e soprattutto Cina, dove la domanda di auto nuove è in crescita.