Caro Paul,

ti voglio bene. E ti voglio bene per un mucchio di motivi. Per esempio perché prima ho visto il video in cui attraversi le strisce pedonali di Abbey Road, con quel fisicaccio da ragazzino e l’aria disinvolta, la giacca sulla spalla e i capelli al vento e mi è venuto da sorridere. Ti voglio bene perché, quando qualcuno ti ha fatto notare che nella famosa cover eri scalzo e qualcun’altro ha pure voluto rintuzzare la storia che sei morto, tu hai risposto che anche quell’8 agosto 1969, durante lo shooting, portavi i sandali. Solo che faceva un caldo maledetto, e così te li eri tolti. “Nessun particolare significato”. Nessun morto, nessun funerale e nessun gran sacerdote. Anche se, bisogna dirlo, Lennon in quella parte ci stava benissimo. E resti inteso: dovessimo dare spago a quanto scritto e detto su “Paul is dead” in tutti questi anni, io vorrei bene a te e a quello morto. Al Paul di prima e al Paul di ora. Uguale.

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Ti voglio bene, Paul, perché mi sono immaginata per la centesima volta quel pomeriggio del ’69: te, John, Ringo, George. L’afa di Londra. Iain Macmillan, i dieci minuti a disposizione per scattare quella copertina grandiosa. Lo vedi, Paul: come faccio a non volerti bene? Chi altri mi dà la possibilità di sfoderare un aggettivo come “grandioso” senza paura di eccedere? Comunque, Sir, rivederti oggi, baldanzoso e in gran forma, mi è piaciuto molto. Da ragazzo, in una canzone ti chiedevi come saresti stato a 64 anni e ora che ne hai 76 posso dirtelo io: sei un fico pazzesco. Certo già si era capito un mesetto fa, con quell’episodio del carpool karaoke che ha fatto venire le guance rosse di commozione a mezzo mondo.

E oggi, con questo video di pochi secondi postato su Instagram, ci hai fatto venir voglia di mettere le cuffie e ascoltare Maxwell’s Silver Hammer, per dirne una. Quando canti la frase “Writing fifty times, I must not be so, ho-ho, hosi sente abbastanza bene che ridi. Dicono che John si fosse abbassato i pantaloni per fare il cretino, chissà se è vero: immaginarsi la scena così è bello, quindi prendiamola come take buona.

Che ci fai ad Abbey Road in questi giorni, lo sappiamo. Nel posto dove tutto è cominciato un mucchio di tempo fa, promuovi il tuo nuovo disco, Egypt Station. E attraversi la strada, sulle strisce pedonali. Facendo una giravolta, come un ragazzino. Here comes the Sun King (Luigi XIV ci perdonerà).

Ps. (Devo dirtelo: voglio bene anche agli altri tre, e in particolar modo a Lennon. E così io e te abbiamo una cosa in comune)