Lascia l’amaro in bocca il Gp di Germania e lo lascia a tutti quegli appassionati che attendono il titolo mondiale che manca a Maranello ormai da più di dieci anni. Per molte stagioni la Ferrari ha lottato contro avversari dotati di macchine più performanti e il gap è poi aumentato da quando nel 2014 debuttarono i motori turbo ibridi. I tecnici di Maranello si sono, di fatto, trovati improvvisamente a dover recuperare il terreno perso a volte pagando il prezzo di qualche avvicendamento inaspettato e per qualcuno anche eccellente.

Ora, dopo anni di duro lavoro, cambi organizzativi e strutturali – grazie anche ad una nuova filosofia, non dimentichiamolo, voluta da Sergio Marchionne – si dispone finalmente della macchina migliore. A mancare però ora non sono le prestazioni ma, in modo del tutto inaspettato, molti punti preziosi purtroppo gettati al vento in alcune occasioni dai propri piloti.

Sebastian Vettel è colui che forse, più di Kimi Räikkönen, ha le responsabilità maggiori. Non solo perché da lui ci si aspetta il risultato maggiore ma anche perché forse è il pilota, tra i due, che ha commesso gli errori più evidenti. Riprendendo quanto dettomi in diretta radiofonica da Mario Donnini di Autosprint, durante il suo intervento a Pit Talk, “a mancare non sono i punti di Kimi ma quelli di Seb”.

Già immagino quante critiche attirerò affermando che forse il tedesco non è il campionissimo che molti ipotizzavano. Un campione sì, anzi quattro volte campione del mondo, ma non il campionissimo capace di vincere anche quando la macchina non è al top.  Fernando Alonso, non dimentichiamolo, nel 2010 e nel 2012 perse il mondiale all’ultima gara con una Ferrari non certo più veloce della Red Bull guidata proprio da quel Vettel che all’epoca era l’avversario da battere.

Lewis Hamilton ha dato anche lui, proprio domenica, dimostrazione di come si può vincere una gara senza errori e sbavature guidando con una concentrazione assoluta. È stato fortunato? Se una vittoria arriva senza commettere errori e nello stesso momenti in cui il tuo avversario diretto esce di pista commettendo un errore grossolano non parlerei di fortuna o sfortuna.

Questa Ferrari il mondiale lo può solo perdere o forse lo può perdere Vettel se continuerà a commettere errori di questo passo. Forse il tedesco anziché intromettersi sulla questione della possibile sostituzione del suo compagno di squadra – che lui, invece, vorrebbe ancora per un anno – dovrebbe pensare più alle proprie performance e a non commettere ulteriori disattenzioni. Anche se, viste proprio le sue ultime prestazioni, la paura di avere al fianco un compagno veloce sono, tutto sommato, anche da comprendere.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Scherma, campionati del mondo di Wuxi: medaglia d’oro per Alice Volpi e bronzo per Arianna Errigo

prev
Articolo Successivo

Tour de France, altra follia dopo il caso Nibali: spray al peperoncino della gendarmerie colpisce i corridori. Gara sospesa

next