Ieri l’aveva detto Luigi Di Maio: “La legge di bilancio di fine anno dovrà essere una legge coraggiosa, altrimenti meglio non farla”. Oggi lo ripete Matteo Salvini: “Ci hanno eletto per cambiare – risponde in un’intervista al Corriere della Sera – Se gli italiani avessero voluto proseguire sulla linea di Monti, Letta, Padoan, Renzi e Gentiloni avrebbero votato in modo diverso. Cercheremo di cambiare anche alcuni numeri scelti a tavolino a Bruxelles, che molti paesi Ue ignorano bellamente”. Insomma per i due vicepresidenti del contratto di governo già la prossima legge di bilancio sarà decisiva per dare una svolta: “Noi metteremo al centro la crescita e la pace fiscale, che ti porta soldi e non li porta via, e ti consente di avviare la flat tax. E poi la riforma delle pensioni per aprire il mercato ai giovani, che va fatta a prescindere dai numeri di Bruxelles. Conto di avere entro la fine di agosto i risultati dei gruppi di lavoro che abbiamo istituito, compreso ovviamente anche il capitolo sul reddito di cittadinanza. Di sicuro la manovra di autunno sarà diversa rispetto a quella degli ultimi anni, e daremo le prime e significative risposte sulla riduzione delle tasse”.

Ma tutto questo poi prevede un citofono a cui suonare, quello del ministro dell’Economia Giovanni Tria. Ieri durante il G20 di Buenos Aires ha ribadito che il programma del governo si applica mantenendosi “ovviamente in quei limiti di bilancio necessari per conservare la fiducia dei mercati ed evitare l’instabilità” che potrebbe avere effetto sulla crescita e sul debito. Tria ribadisce tra l’altro che anche in caso di un rallentamento della crescita “non si faranno manovre pro-cicliche”. Accanto al governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, d’altra parte, Tria dipinge la crescita italiana come positiva, ma non esclude un possibile rallentamento in seguito alla frenata globale. Nel caso in cui l’economia italiana rallentasse, il “livello di rafforzamento del bilancio e la velocità di riduzione del rapporto debito-Pil sarà valutato anche dalla volontà di contrastare un possibile rallentamento dell’economia” spiega il ministro dell’Economia. Quindi se è necessario contrastare il rallentamento con un’azione di bilancio lo si farà sul fronte degli investimenti pubblici e non sulla spesa corrente, quindi non manovre di spending ma solo l’impegno a varare piano investimenti per aumentare, fra l’altro, la competitività dell’economia, e investimenti infrastrutturali”.