Un assessore indagato per voto di scambio è pur sempre un fastidio. “Ma io sono un perdonista, non potrei non esserlo dopo quello che è successo a me”, ricorda il sindaco di Benevento Clemente Mastella, alle prese con un problema politico e giudiziario che appare come una sorta di bicchiere pieno a metà, e che gli ha complicato una prassi finora seguita senza problemi: ruotare tra tutti gli esponenti della giunta il ruolo di vicesindaco. L’1 luglio doveva toccare all’assessore alla Cultura Oberdan Picucci. Ma c’è un però che finora avrebbe rallentato l’affidamento della delega. Mastella sa che Picucci è indagato per una presunta corruzione elettorale. Il reato sarebbe stato consumato – il condizionale è d’obbligo – proprio durante le elezioni amministrative del maggio e giugno 2016. Picucci era candidato, e fu eletto, in una delle quattro liste di centrodestra, l’Udc, che hanno appoggiato la sua candidatura a primo cittadino. La vicenda fu raccontata in esclusiva nell’aprile 2017 su Il Fatto Quotidiano.

Mastella – che è totalmente estraneo alle indagini e alle accuse – sa anche che il presunto tentativo di combinare l’affare di ‘vendere’ a una candidata Udc, l’avvocato Donatella Parente, un pacchetto di 30 voti a 1500 euro, e un altro pacchetto full service a 7500 euro (30 voti più il servizio di rappresentanti di lista), avvenne nella stessa villa dove il giorno prima gli fu organizzata una festa elettorale in giardino. Lui vi partecipò insieme a quasi tutti i protagonisti di questa oscura vicenda.

Mastella sa pure che il pm Francesca Saccone ha chiesto l’archiviazione di Picucci, motivata attraverso tre paginette fitte di considerazioni. In sostanza, secondo il magistrato della procura sannita le presunte promesse del futuro assessore e del suo sodale, l’ex segretario amministrativo dell’Udc beneventano, Armando Salierno, titolare di un centro Caf, anch’egli indagato con richiesta di archiviazione per corruzione elettorale, non si sarebbero concretizzate. E l’istigazione al voto di scambio non è penalmente punibile.

Ma la denunciante, la signora Parente, che ha rifiutato sdegnosamente le offerte – l’Udc, curiosamente, fu l’unico partito privo di rappresentanti di lista ai seggi – e poi non è stata eletta, ha depositato attraverso il suo legale Giuseppe Maturo una opposizione di nove pagine per impedire l’archiviazione. Parente e il marito, Augusto Morgillo, ospitarono Mastella e Picucci a casa loro il 22 maggio 2016. Un rinfresco elettorale tra amici, con un po’ di invitati e potenziali elettori. Ai quali promuovere il ticket della doppia preferenza di genere: Picucci-Parente. Il giorno dopo Salierno andò dalla signora e, secondo la ricostruzione messa nero su bianco nella denuncia, formulò, da solo, la prima offerta da 1500 euro. Il 24 maggio Salierno sarebbe tornato accompagnato da Picucci e i due avrebbero rilanciato: 7500 euro per i voti e il presidio dei seggi durante le elezioni. Un paio di persone, tra cui la collega di studio della Parente, avrebbero ascoltato e riferito agli inquirenti. In seguito all’opposizione, il Gip dovrà fissare una camera di consiglio. Il caso è ancora aperto.

Il bicchiere di Mastella è mezzo pieno: l’assessore è a un passo dal proscioglimento. Il bicchiere è anche mezzo vuoto: Picucci è ancora formalmente indagato e in linea teorica rischia di rimanerlo a lungo, se il giudice, come raramente accade, dovesse accogliere l’istanza di opposizione e ordinare nuove indagini. Quelle finora svolte dalla Mobile sono approdate in un nulla di fatto. Per l’accusa, il bacino elettorale dei voti da comprare consisteva nella lista degli iscritti a ‘Garanzia Giovani’ che Salierno custodiva nel suo Caf e che ha consegnato spontaneamente agli inquirenti muniti di decreto di perquisizione.

Le persone indicate in quella lista sono state sentite ed hanno negato proposte indecenti. Ma l’avvocato Maturo nell’opposizione lamenta un’inchiesta confusa, avanzata a balzi irregolari. La prima iscrizione è avvenuta per truffa. Si passa alla corruzione elettorale solo in seguito. L’indagine si è limitata alla lista consegnata da Salierno, lasciando in piedi il dubbio che all’assessorato regionale esista una lista più lunga di iscritti beneventani a ‘Garanzia Giovani’, e tra quelli ci siano persone che avrebbero potuto dire qualcosa di diverso e di nuovo. “La corruzione elettorale è un reato di pericolo e si commette già attraverso la promessa”, afferma il legale della Parente. Il giudice deciderà. Mastella le sue valutazioni le ha già fatte: “Se finora ho ritardato è stato solo per un problema politico, non per l’inchiesta che, secondo quel poco che so, è finita con una richiesta di archiviazione”. Insomma, salvo sorprese tra poco Benevento avrà un vice sindaco indagato per voto di scambio, ma con la Procura già convinta della sua innocenza.