La realtà può essere violentata fino a un certo punto. Solo fino a un certo punto la si può distorcere e occultare con visioni ideologiche. Divenuto favola, il mondo reale si ribella. E si mostra senza infingimenti per quello che realmente è. Ciò vale a maggior ragione per la vexata quaestio dell’immigrazione di massa. Accoglienza, integrazione, solidarietà. Ecco la sacra triade con cui i padroni del discorso mondialista hanno usato violenza al reale. Occultando il fatto che immigrazione di massa fa rima con deportazione di massa. Con sfruttamento di massa. Con neocolonialismo di massa. La notizia è fresca. “Forme di impegno volontario che ripaghino la comunità ospitante”.

Accade a Varese e in altre aree della Lombardia. “Se nel capoluogo lombardo il Comune ha disposto che i migranti puliscano le periferie insieme ai disoccupati, nella città prealpina gli stranieri si occuperanno invece di fare lavori di manutenzione delle scuole chiuse per le vacanze estive”. V’è altro da aggiungere?

Così vengono usati in molte città i migranti. Lo dissi e lo ridico: l’immigrazione di massa serve a sfruttare il lavoro umano dei migranti e ad abbassare il costo della forza lavoro in generale. L’immigrazione di massa è una pallottola sparata in fronte alla classe lavoratrice, autoctona e migrante. È il capolavoro dei padroni del turbo capitale senza frontiere e delle loro abominevoli pratiche neocolonialistiche, che l’ordine simbolico incensa e glorifica come integrazione e accoglienza.  “Impegno volontario“, cioè sfruttamento del lavoro non retribuito.

Cioè concorrenza sleale con chi magari gli stessi lavori prova a farli campandoci regolarmente. Non lasciamoci fuorviare. L’immigrazione di massa è un’arma nelle mani del padronato cosmopolita e della global class liquido-finanziaria egemonica.