Espressioni come “dovete andare via“, che denotano disprezzo verso gli stranieri, anche se “generiche” e senza riferimento esplicito alla razza, ma pronunciate “per manifestare pubblicamente e diffondere odio” possono comportare l’aggravante della “finalità di discriminazione razziale”. La Cassazione, come riporta l’agenzia Ansa, l’ha infatti confermata, con il relativo aumento di pena, nel condannare in via definitiva un 45enne di Gallarate, che nel 2010, insieme ad un altro uomo, anch’egli condannato in appello e non ha presentato ricorso, aveva ferito due cittadini bengalesi, che assieme ad alcuni connazionali si erano ritrovati fuori a un circolo.

L’aggressione era avvenuta nell’ottobre del 2010 quando ad alcuni cittadini bengalesi si erano avvicinati due uomini, di cui uno armato di un manganello nero con la scritta “Boia chi molla – Dux Mussolini”. Le vittime avevano raccontato di essere state aggredite senza
motivo mentre giocavano a carte in un circolo ricreativo della cittadina, colpiti con calci e pugni e apostrofati con insulti a sfondo razziale. Gli agenti avevano poi trovato nel sottosella dello scooter dell’uomo, fermato nelle vicinanze del circolo, il manganello utilizzato per colpire gli stranieri con stampata, oltre alle scritte, un’effigie di Benito Mussolini.

La V sezione penale della Cassazione (sentenza n.32028) sottolinea che per applicare l’aggravante dell’odio razziale è “irrilevante l’esplicita manifestazione di superiorità razziale”: l’aggravante riguarda anche chi usa espressioni generiche di disprezzo verso gli stranieri, come nel caso dell’imputato, che secondo testimoni aveva detto: “Che venite a fare qua… Dovete andare via”. L’uomo chiedeva una riduzione della pena, sostenendo che le affermazioni a lui attribuite fossero generiche e privi di riferimenti a una presunta superiorità della razza. Ma – ricordano gli ermellini – l’aggravante della finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso “non ricorre solo quando l’espressione riconduca alla manifestazione di un pregiudizio nel senso dell’inferiorità di una determinata razza” ma anche quando la condotta, per come si manifesta e per il contesto, “risulta intenzionalmente diretta a rendere percepibile all’esterno e a suscitare in altri analogo sentimento di odio etnico” e a dar luogo, nell’immediato o in futuro “al concreto pericolo di comportamenti discriminatori”.

Frasi come ‘andate via!”, osserva la Corte, sono “chiaramente espressive della volontà che le persone offese e gli altri cittadini extracomunitari presenti ai fatti lasciassero il territorio italiano a cagione della loro identità razziale”. Anche il fatto che i due si fossero ritrovati intenzionalmente vicino al circolo frequentato da stranieri è stata considerato, assieme alla frasi pronunciate, indicativo della volontà di “diffondere odio verso la presenza nel Paese di soggetti appartenenti ad altra etnia e a porre in essere il pericolo di analoghi ed ulteriori comportamenti discriminatori”.