Intendiamoci, non sto accusando nessuno di essersi improvvisamente rincretinito. Il fatto è però che persino là dove il cittadino comune è solito informarsi (partiti, televisioni, giornali) per cercare di raccapezzarsi sull’attuale situazione politica in rapidissima evoluzione, l’incertezza da noi regna sovrana.

Il Partito democratico, che dettava la linea politica della sinistra e del centro democratico del Paese, dopo le tremende scoppole elettorali subite in rapida successione è in fase di totale smarrimento. L’altro polo, quello di destra, sta anch’esso riducendo drasticamente la sua influenza per la pesantissima emorragia di voti verso la Lega e il Movimento 5 stelle, capaci di sintonizzarsi meglio di tutti gli altri sui desideri e le paure degli elettori in questa nuova fase della politica. Ma questo naturale comportamento degli elettori sfiduciati verso la propria classe politica viene invece bollato come “populista”, rinunciando cosi a capire i propri errori.

Purtroppo non viene stavolta in soccorso alla politica italiana nemmeno il tradizionale supporto americano, dato che l’avvento di Donald Trump alla Casa bianca, non ha certamente contribuito a dare serenità ai mercati e alle alleanze tradizionali. Stanno ovviamente approfittando di questa instabilità sia la Russia, che allarga grazie alla sua potenza militare la sua influenza in molte aree del globo, che la Cina, la cui potenza economica e commerciale è già in grado di creare grosse turbative in qualunque mercato del mondo e dove, grazie ai successi conseguiti dal proprio sistema accentrato di potere, comincia anche a godere di maggiori consensi imitativi nelle economie emergenti. La grande instabilità a livello globale e una crisi economica ancora non completamente assorbita (dopo 10 anni!) rendono difficile una politica equilibrata anche nella Comunità europea, dove emergono gravi scompensi e differenza di vedute nel comportamento politico dei 28 Paesi aderenti.

Ai problemi politici ed economici creati dalla globalizzazione e dalle continue scosse sismiche generati dall’amministrazione Trump si aggiunge il crescente maremoto politico provocato dalle guerre in Africa del nord e centrale, che hanno provocato ondate migratorie immense che nessuno può interamente accogliere. Oltre alle decine di migliaia che hanno gia raggiunto l’Europa ma che non hanno ancora trovato decente sistemazione e lavoro ve ne sono già molte altre centinaia di migliaia pronte a partire e che, nel miraggio di una vita migliore, perdono invece spesso la vita a centinaia per volta nel tentativo di raggiungere l’Europa continentale.

L’insieme contemporaneo di tutti questi terremoti e maremoti politici, economici, finanziari e migratori hanno causato anche nei Paesi che avevano raggiunto fino a pochi anni fa un buon livello di stabilità una pericolosa fase di contestazione, a causa delle crisi e delle conseguenti politiche di austerità che finiscono col mettere a rischio in molti Paesi persino il sistema democratico, non solo in quelli delle economie emergenti (che ho già citato sopra) ma anche in quelli delle più mature democrazie europee. “Hanno perso la bussola” si potrebbe dire di molti commentatori che non sanno più come spiegare e arginare l’ansia generata da tutti questi contemporanei cambiamenti. Non è etichettando di “populismo” i nuovi partiti che hanno intercettato queste paure che è possibile risolvere questi problemi e comunque, chi c’è al mondo oggi più populista di Trump?

Anche l’Europa però rischia grosso attualmente a causa dei “distinguo” che ciascuno dei 28 Paesi pone alle politiche comunitarie. Impossibile in questa fase richiamare i doveri di piena solidarietà verso chi arriva dall’Africa in cerca di un Paese migliore, come fanno per esempio nei recenti numeri de l’Espresso Marco Damilano e persino Massimo Cacciari (ammirevole però il suo pensiero filosofico). Al momento si può offrire accoglienza solo ai veri rifugiati che scappano dalle guerre (dandosi però da fare per fermarle invece che profittare per vendere armi). Non è possibile per nessuno risolvere il problema della povertà nel mondo, ricordando che fu Gesù stesso a dire: “I poveri ci saranno sempre”. Infatti, benché la povertà sia già difficile da sopportare per chi nasce povero, per chi lo diventa dopo aver raggiunto un certo livello di benessere è invece proprio insopportabile e provoca migliaia di suicidi ogni anno ovunque nei Paesi colpiti dalle crisi.

Ma l’Europa deve fare in fretta, anzi subito e senza altri tentennamenti la vera unificazione europea. Il problema dei differenti indebitamenti e altri importanti problemi si possono risolvere anche dopo aver creato l’Unione europea e sarebbe proprio anche più agevole risolverli quei problemi, dopo l’unificazione, tornando contemporaneamente anche in vetta alla fucina delle democrazie evolute. Solo così si può sperare di fare chiarezza sui problemi reali e risolvere contemporaneamente i problemi maggiori in una fase che se affrontata nel modo sbagliato, può portare al disastro.