È iniziata ieri la festa di San Firmino a Pamplona e già si hanno le prime vittime. Una persona è stata incornata e altri quattro sono stati feriti in vario modo, secondo la Croce rossa, dopo che i primi tori sono stati liberati nelle strade per percorrere, tra la folla, gli 848 metri verso l’arena, come da tradizione. Ogni anno l’apertura della manifestazione è preceduta da polemiche e critiche a causa delle violenza che vengono inferte agli animali per tutti i 7 sette giorni della festa. E dall’altro lato il dibattito si riaccende sempre uguale anche sui numeri di morti e feriti tra i partecipanti: dal 1910 le persone morte sono state 16 – l’ultima nel 2009 – mentre nella scorsa edizione ci furono 64 feriti, sette dei quali incornati. Ma quest’anno alle varie proteste contro la corsa di Pamplona si è aggiunta quella delle femministe contro le molestie sessuali.

Il 4 luglio, due giorni prima dell’inizio della festa di San Fermìn, è stata organizzata infatti una fiaccolata tra le vie della cittadina per rivendicare i diritti delle donne a Pamplona. Con il volto coperto da una sciarpa nera e una torcia in mano, le ragazze hanno sfilato anche per contestare, in particolare, la messa in stato di libertà provvisoria, notificata il 21 giugno, dei cinque uomini che erano stati accusati di aver stuprato una 18enne nell’aprile del 2016, proprio in occasione della corsa dei tori. Il caso aveva scioccato l’opinione pubblica perché i giudici della Corte spagnola di Navarra hanno condannato i cinque, nell’aprile di quest’anno, a nove anni per “abuso sessuale” e non per “aggressione sessuale” – categoria che include il reato di stupro – per l’assenza di violenza e intimidazione. Il gruppo – autodefinitosi manada, branco – aveva ripreso la violenza e da questi filmati i giudici spagnoli hanno riscontrato un atteggiamento della vittima “passivo e neutrale”. Lo scandalo suscitato da questa decisione – l’accusa aveva chiesto 20 anni di carcere – si era riversato poi sui social: lo slogan “Sì, sorella, io ti credo” ha fatto il giro del  mondo, tanto che la Procura generale della Repubblica di Navarra aveva annunciato che avrebbe presentato ricorso contro la sentenza.

Intanto, nella piazza centrale di Pamplona, plaza del Castillo, il materiale pubblicitario comunale porta la scritta “Pamplona, città senza aggressioni sessuali” e le forze dell’ordine hanno lanciato una app per le donne in pericolo. Sempre attivo anche un numero verde e telecamere di sicurezza con cui individuare gli eventuali responsabili di  molestie. Un’altra iniziativa di dipendenti comunali e associazioni è stata la distribuzione di tessere rosa a forma di mano ai partecipanti alla festa, per sensibilizzare e aumentare la consapevolezza sulle molestie sessuali. Tra gli altri episodi, d’altra parte, si ricordano anche quelli del 2013, quando alcuni video testimoniarono i palpeggiamenti di alcuni uomini nei confronti di donne durante la manifestazione. Le associazioni per i diritti delle donne sottolineano che è importante non ricordare solo lo stupro del 2016, perché “concentrarsi solo su un caso rende invisibili le altre aggressioni”.