Sembriamo proprio i quattro famosi capponi di Renzo Tramaglino, a testa in giù e con le zampe legate assieme, che si beccavano selvaggiamente tra loro per conquistare la fugace supremazia, senza spostare di un briciolo il loro identico destino incombente, che li aspettava tutti nella padella vuota del dottor Azzecca-garbugli (come racconta magistralmente Alessandro Manzoni ne I promessi sposi, capitolo terzo).

Noi litighiamo da anni tra di noi – e adesso anche con i partner europei e con Malta – su chi abbia il dovere di accogliere le navi con centinaia di migranti (o profughi?) provenienti dal nord Africa e dal Medio Oriente, martoriati dalle guerre. Dalle guerre? Quali guerre? Tripoli contro Gerusalemme? No. Quella è storia vecchia. Da quelle parti i confini cambiano ogni giorno. La guerra adesso è in Siria, potentato locale sovrano sostenuto (militarmente) dalla Russia mentre l’altra superpotenza, l’America di Donald Trump, sgomitando con gli alleati francesi ed europei fa a spallate con tutti per mantenere o estendere la sua “egemonia” anche sopra a quel turbolento territorio.

Dunque, visto che i terroristi dell’Isis sono già stati annientati a livello locale (dicono) dai bombardamenti unificati di entrambe le superpotenze – con la supervisione a distanza del ras locale Assad, accusato un giorno da destra e un giorno da sinistra di usare gas letali -, qualcuno è capace di dire quali sono veramente, oggi, le ragioni della guerra che prosegue imperterrita? E di questa povera gente (che tanto povera non sembra, se davvero ha tutti quei soldi per pagarsi quei costosissimi imbarchi). Gente che scappa però comunque a rischio della stessa vita su scafi spesso meno che affidabili.

La vera ragione di questi conflitti è (purtroppo) la necessità di sostenere il mercato delle armi. Guarda caso, queste guerre scoppiano sempre nei Paesi poveri, quelli senza protezione atomica diretta o indiretta; anche la Siria sarebbe già stata “assorbita” senza la protezione russa. Sappiamo già chi sono le potenze atomiche (che non possono farsi la guerra tra di loro) quindi le guerre con le armi tradizionali si devono fare necessariamente altrove, per non rischiare troppo nei confronti diretti con potenze nucleari. L’Africa dunque (ma anche l’estremo Oriente e il Sud America) sono territori ideali per assorbire queste superproduzioni di armi che, più che una ricerca del valore aggiunto e degli utili d’esercizio, perseguono la necessità di un continuo ricambio del “magazzino”.

Ma chi comanda il mercato delle armi? È un libero (dannato) mercato, quindi comandano tutti quelli che le fanno e le vendono. I maggiori produttori sono certamente gli Usa e la Russia, ma non mancano in questo sporco business (che come sappiamo non serve solo alla difesa ma anche, attraverso studiate provocazioni, anche all’aggressione) molti altri “produttori” quasi invisibili (compresa l’Italia).

Ci sono diverse statistiche in circolazione su chi sono i “leader settoriali” in questo campo. Due o tre anni fa ne ho letta una (su un magazine americano) che metteva gli Usa non solo in testa (come “fatturato”) ma addirittura come quasi monopolista, avendo (diceva quella statistica, non ricordo su quale base) da sola un fatturato maggiore di tutti gli altri messi assieme. Solo che nella vendita delle armi non basta il marketing a spingere le vendite, occorre anche “fiutare le occasioni propizie” (e talvolta i venditori più spregiudicati provvedono a incoraggiarle). Ecco dunque la necessità di meditare un po’ più a fondo le vere situazioni di emergenza e chiamando in campo direttamente chi ne è causa prima.

Io credo che i nostri rappresentanti istituzionali certamente lo fanno. Non sempre è così però da parte dei media, sempre pronti a schierarsi tra gli accusatori o tra i difensori a seconda di chi c’è in quel momento nella stanza dei bottoni. Dovrebbe esserci più serietà nei commenti dei giornalisti professionisti. L’accoglienza ai profughi va sempre data senza riserve, ma dovrebbe essere data in egual misura anche da chi quelle armi vende o quelle guerre fomenta. Se pensa solo a vendere armi senza farsi carico di ciò che comporta, bisogna richiamarli alle loro responsabilità.

Se ci accusiamo tra di noi senza salire al piano superiore a vedere chi tira i fili, finiamo col meritarci l’etichetta dei “polli di Renzo” come ci ha magistralmente insegnato il Manzoni.