Ivrea, la città ideale della rivoluzione industriale del Novecento, è il 54esimo sito Unesco italiano. Un riconoscimento che va a una concezione umanistica del lavoro propria di Adriano Olivetti, nata e sviluppata dal movimento Comunità e qui pienamente portata a compimento, in cui il benessere economico, sociale e culturale dei collaboratori è considerato parte integrante del processo produttivo”. Le parole sono del ministro dei Beni e delle attività culturali, Alberto Bonisoli, per l’inserimento della città piemontese nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco. La decisione è avvenuta durante i lavori del 42° Comitato del Patrimonio Mondiale che si sta svolgendo a Manama in Bahrein dal 24 giugno al 4 luglio.

Non è invece passata, per ora, la candidatura delle Colline del Prosecco. La maggioranza richiesta per l’iscrizione immediata era di 14 su 21 Paesi componenti del Comitato. Si sarebbero espressi a favore Angola, Azerbaigian, Bosnia-Erzegovina, Burkina Faso, Cuba, Guatemala, Kuwait, Tanzania, Tunisia, Uganda, Ungheria, Zimbabwe. Mentre i contrari sarebbero stati Australia, Brasile, Cina, Indonesia, Kirghizistan, Bahrain, Norvegia, Saint Kitts and Nevis, Spagna. Purtroppo per due voti non è stato possibile avere l’iscrizione immediata.
In questo contesto di sostanziale spaccatura della schiera di votanti alla 42/ma sessione del Whc, si è arrivati a un rinvio semplice, cioè l’anticamera dell’iscrizione al prestigioso Registro Unesco. Questo risultato è stato ottenuto, su proposta della Tunisia e nonostante opposizione di Spagna e Norvegia, dopo di due ore di dibattito, come mai si era visto prima in questa sede, e di pressing della commissione italiana interministeriale guidata dal sottosegretario agli Affari Esteri Guglielmo Picchi insieme all’ambasciatore Vincenza Lomonaco (rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unesco), che hanno condotto il negoziato internazionale per l’ambito riconoscimento Unesco sulle qualità paesaggistica e ambientale dell’area del Prosecco Docg.  Nella decisione finale, appena approvata, il Comitato dell’Unesco riconosce “le alte potenzialità del sito candidato, che ha elementi di unicità che devono essere meglio precisate. E invita l’Italia a presentare il prossimo anno il dossier con le correzioni richieste per l’iscrizione”.