Nel fisco i numeri non tornano e, certifica la Fondazione nazionale commercialisti, l’evasione dilaga anche tra la categorie più insospettabili. Intanto il ministro Matteo Salvini rilancia l’idea del condono delle cartelle fino a 100mila euro con l’allargamento anche alle liti fiscali. E il collega Luigi Di Maio allunga i tempi della fattura elettronica per i benzinai posticipando al gennaio 2019 l’entrata in vigore di un provvedimento che rende più trasparenti le transazioni. Nel frattempo la Cprte dei Conti rende noto che l’operazione di “rottamazione” lanciata dal governo Renzi è stata più che altro un’occasione per rinviare i pagamenti alle calende greche: nei fatti, su 17,8 miliardi di introiti attesi ne mancano ancora all’appello ben 9,6. Il risultato è un caos in cui alla fine dovrà mettere ordine il Tesoro e con cui dovranno fare i conti commercialisti, Caf e i contribuenti in vista di scadenze rilevanti come il pagamento delle rate della definizione agevolata.

“Numeri alla mano, è un luogo comune quello secondo il quale dipendenti e pensionati paghino per intero le tasse e che l’evasione sia da ricondursi per intero alle partite Iva – spiega la Fondazione dei commercialisti in una nota -. Si tratta in realtà di un fenomeno trasversale che per quasi la metà del suo ammontare è riconducibile a chi una partita Iva non ce l’ha”. Sulla base dell’analisi della Relazione annuale sull’evasione fiscale e contributiva, la Fondazione dei commercialisti ha evidenziato come poco meno della metà (il 46,8%) dei 107,7 miliardi di evasione sia riconducibile “a quella generalità di contribuenti di cui oltre l’85% sono lavoratori dipendenti e pensionati”. Nel dettaglio, per la Fondazione l’evasione, partite Iva escluse, sarebbe concentrata per 15 miliardi (il 13,9% del totale) su lavoro dipendente irregolare per Irpef e contributi e per altri 34 miliardi (il 31,8%) sulla “generalità dei contribuenti per locazioni, canone Rai, Imu e Iva su consumi finali”.

Di qui, del resto, l’idea del governo Renzi di immaginare una rottamazione che consentisse ai contribuenti di mettersi in regola con lo sconto di mora e interessi. L’operazione tuttavia non sta portando i risultati sperati. “Preoccupazioni sono espresse anche per l’affermarsi di condotte fiscali che si risolvono nel mancato versamento delle imposte evidenziate nelle dichiarazioni tributarie”, ha dichiarato Ermanno Granelli, presidente di coordinamento delle sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei Conti, nella sua relazione sul rendiconto generale dello Stato 2017. “Un fenomeno – ha osservato – che si riscontra anche nella valutazione degli esiti di definizione agevolata dei ruoli prevista dalla cosiddetta rottamazione delle cartelle”. Secondo Granelli, “a fronte di un ammontare lordo complessivo dei crediti rottamati di 31,3 miliardi, l’introito atteso per effetto della rottamazione ammonta a 17,8 miliardi. Di tale importo sono stati riscossi nei termini solo 6,5 miliardi, compressivi degli interessi per pagamento rateale”. A tale somma, già incassata, dovranno poi aggiungersi le rate ancora da riscuotere per 1,7 miliardi comprensivi di interessi. “Pertanto, dei 17,8 miliardi previsti a seguito delle istanze di definizione pervenute, 9,6 miliardi non sono stati riscossi e costituiscono versamenti omessi – ha concluso Granelli -. Per una parte di queste posizioni debitorie si può affermare che l’istanza di rottamazione ha avuto essenzialmente finalità dilatorie rispetto all’espletamento delle procedure esecutive”.

In compenso va detto che il condono, ipotizzato dalla Lega per finanziare la flat tax, ha numeri decisamente più significativi. L’operazione dovrebbe infatti riguardare circa 100 miliardi di tasse totali non pagate o contestate davanti ai giudici dai contribuenti italiani. Nei progetti della Lega, basterà pagare fra il 6 e il 25% e “pace fatta” come ha spiegato Salvini. Se si considerasse la percentuale massima, nella migliore delle ipotesi, lo Stato potrebbe incassare fino a 25 miliardi. “Non abbiamo definito tetti e aliquote, ma l’intento è di trovare una soluzione generale che non si intersechi però con la rottamazione bis ancora in atto”, ha spiegato a La Repubblica il 26 giugno il sottosegretario all’economia, Massimo Bitonci. Senza tuttavia entrare nel merito del rispetto del principio di equità fra i contribuenti e dei rischi di ricorsi. Né precisando come una misura spot possa finanziare il cambiamento strutturale del regime fiscale italiano.