Solo l’auspicio di un “rapporto trasparente e di collaborazione, volto a interpretare nel modo migliore i contributi che l’istituto fornisce con dati e approfondimenti“. Così, martedì mattina, la sottosegretaria dell’Economia e delle Finanze Laura Castelli ha spiegato, via Twitter, il significato della nota diffusa lunedì sera al ministero dopo un incontro con il presidente dell’Istat Giorgio Alleva. Nota che aveva causato reazioni preoccupate tra economisti e commentatori. Il testo del comunicato recitava infatti che l’esponente M5s aveva fatto il punto con Alleva “sulla sinergia necessaria da mettere in atto con la politica per il raggiungimento degli obiettivi del contratto di Governo”. Ma l’Istat per statuto deve operare in piena autonomia e il Codice delle statistiche europee approvato nel 2005 dalla Commissione prevede che tutti gli istituti nazionali debbano rispettare 15 princìpi il primo dei quali è la “indipendenza professionale“, oltre a “imparzialità e obiettività”.

“Sono rimasto molto preoccupato”, aveva commentato Riccardo Puglisi, professore associato di economia all’università di Pavia e collaboratore de lavoce.info, mentre l’editorialista di Bloomberg Ferdinando Giugliano aveva chiesto che Eurostat monitorasse la situazione da vicino perché “le statistiche devono restare neutrali e obiettive” e “non ci dovrebbero essere sinergie con politici o accordi di coalizione”. Sul caso, pur senza citare esplicitamente l’Italia, è intervenuto anche il portavoce della Commissione Europea, Margaritis Schinas, che durante il briefing con i giornalisti a Bruxelles ha ricordato: “Il diritto dell’Ue stabilisce che gli istituti nazionali di statistica sono totalmente e pienamente indipendenti. E’ una lezione che abbiamo imparato dalla crisi finanziaria”. In mattinata la Castelli ha comunque precisato, con un tweet, che “sinergia significa un rapporto trasparente e di collaborazione, volto a interpretare nel modo migliore i contributi che l’istituto fornisce con dati e approfondimenti. Così è possibile affinare le politiche economiche”.

Non è la prima volta che sulla indipendenza dell’istituto dalla politica sorgono interrogativi. Nel 2010 il ministro Giulio Tremonti decise la soppressione dell’Isae, l’Istituto di studi ed analisi economica, che produceva previsioni, analisi del ciclo economico e valutazioni delle politiche pubbliche, stabilendo che le sue funzioni fossero assegnate all’Istat. Con il risultato che da allora l’istituto si occupa anche di previsioni economiche e microsimulazioni. Una di queste simulazioni, diffusa a giugno 2017 e relativa alle disuguaglianze di reddito e in particolare agli effetti di alcune politiche del governo Renzi, aveva certificato che “le principali politiche redistributive del periodo 2014-2016 hanno aumentato l’equità e ridotto il rischio di povertà”. Ma tra le misure citate c’era anche l‘aumento della quattordicesima per i pensionati, che sarebbe partito solo nel luglio di quell’anno. Interpellato dal fattoquotidiano.it Roberto Monducci, direttore del dipartimento per la produzione statistica dell’istituto, spiegò che il report era basato su un “modello zeppo di ipotesi tecniche” e forniva appunto solo simulazioni, non bilanci sull’attività di governo. Poche ore dopo comunque l’istituto fece una mezza marcia indietro, ammettendo che quell’intervento non aveva e non avrebbe avuto nemmeno in seguito un impatto positivo sulla disuguaglianza dei redditi.