Il “niet” del numero due del governo Sarraj al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, provoca un primo slittamento dei Centri di protezione e identificazione che dovrebbero sorgere in Nord Africa. Rientrato dal viaggio-lampo in Libia, il capo del Viminale ha puntualizzato che dovranno essere “ai confini esterni della Libia”. Quindi in Niger, Mali, Chad e Sudan. Perché “l’Italia chiede la protezione delle frontiere esterne dell’Ue” e “giustamente loro chiedono la protezione delle frontiere esterne” libiche.

E poi, spiega di aver “chiesto di visitare un centro di accoglienza e protezione” che “entro un mese sarà pronto per 1000 persone con l’Unhcr” per “smontare tutta la retorica nella quale in Libia si tortura e si ledono i diritti civili, un centro all’avanguardia a Tripoli”. Quella che per Salvini è retorica era stata descritta così dall’Alto commissario delle Nazioni unite, Zeid Raad Al Hussein, lo scorso novembre: “Episodi di schiavitù moderna, uccisioni, stupri e altre forme di violenza sessuale pur di gestire il fenomeno migratorio e pur di evitare che persone disperate e traumatizzate raggiungano le coste dell’Europa.

La “sofferenza” dei migranti detenuti in Libia “è un oltraggio alla coscienza dell’umanità”, aveva aggiunto citando le valutazioni degli osservatori dell’Onu inviati nel Paese nordafricano a verificare sul campo la situazione: “Sono rimasti scioccati da ciò che hanno visto: migliaia di uomini denutriti e traumatizzati, donne e bambini ammassati gli uni sugli altri, rinchiusi dentro capannoni senza la possibilità di accedere ai servizi basilari”. 

Durante la conferenza stampa organizzata al Viminale, Salvini ha insistito sul blocco degli sbarchi delle Ong che “sono consapevolmente o inconsapevolmente complici del traffico di essere umani” sostenendo che anche la Libia è sulla stessa lunghezza d’onda (“Ci ha chiesto di proseguire nel blocco del traffico di esseri umani“) e ringraziando la Guardia Costiera libica “per aver salvato nell’ultima settimana 2.500 persone”.

Il ministro dell’Interno ha assicurato che “mi adopererò per avviare voli diretti fra la Libia e l’Italia: c’è il problema dell’embargo che per paradosso riesce a far armare le milizie ostili e disarmare le autorità” e “mi sono ripromesso entro l’estate di tornare in Libia per consegnare dotazioni per la locale marina come i gommoni, per il contrasto all’immigrazione clandestina”.

Poi ha risposto al ministro francese per gli Affari europei, Nathalie Loiseau, che in mattinata aveva sostenuto che toccasse “tecnicamente accogliere la nave Lifeline“, in alto mare da quattro giorni con oltre 200 migranti a bordo: “Il ministro francese è ignorante, nel senso che ignora la situazione di questa nave che ha agito ignorando le segnalazioni della Guardia costiera italiana e libica: è una nave fuori legge che va sequestrata – ha detto Salvini – Mi stupisce la cattiveria dei francesi, sarebbe un bel gesto l’apertura del porto di Marsiglia a questa nave che non si vede perché deve arrivare in Italia visto che non ha nulla a che vedere con il nostro Paese”. Sui ricollocamenti, aggiunge “l’Ungheria di Orban è inadempiente per 300 unità, la Francia del buon Macron per 9000 unità. Quindi se Orban è cattivo, Macron è 15 volte più cattivo“.