Vediamo ora in questa seconda parte (qui la prima) il raffronto con il resto dell’Europa. Dal punto di vista degli Istituti presenti sul territorio (Tab. 6), si sottolinea che, nel 2015, l’Italia (4.976) è il Paese con la maggiore diffusione di essi, seguita dalla Germania (4.735), che, però, ha una superficie superiore alla nostra. Paesi ricchi di Patrimonio artistico, come la Spagna e la Francia, ma con superfici nettamente superiori al nostro, hanno comunque un numero notevolmente più ridotto di strutture, rispettivamente 1.522 e 1.199. Tutti gli altri Paesi presentano valori al di sotto delle 800 unità, indice, probabilmente, anche di una minore ricchezza del proprio Patrimonio artistico, che ovviamente, determina un carico gestionale minore.

Dal punto di vista dei visitatori (Tab. 6), al vertice si collocano Italia e Germania con circa 110,5 mln di unità nel 2013. Seguono Francia (64,9 mln), Spagna (58,4 mln) e più distanziate Polonia (33 mln) e Olanda (26 mln).

Ma quanto hanno destinato alla cultura nell’ambito della spesa pubblica i membri della Ue (Tab. 7) nel 2015? Molto poco: si va dallo 0,2% della Grecia al 3% della Lettonia. Sono i Paesi baltici e in genere quelli ex comunisti che destinano le percentuali più elevate. L’Italia, con lo 0,7%, è vicina alla Germania (0,9%) e alla Spagna (1%) ma si colloca sopra alla Gran Bretagna (0,6%). La Francia, presenta, invece, un valore quasi doppio (1,3%).

In definitiva, quindi, non si può dire che la politica di spesa in cultura dell’Italia sia molto dissimile da quella dei maggiori Paesi Ue. Il problema è che l’ingente Patrimonio nazionale, superiore a quello compreso in tutti gli altri membri Ue, considerati nel loro complesso, esigerebbe una cura e quindi una spesa ben maggiore.

Un altro appunto che va mosso al nostro Paese è che, nonostante l’impareggiabile Patrimonio culturale a disposizione, esso si collochi, nella graduatoria (Tab. 8) dei 20 musei più visitati in Europa, solo al 17° posto, grazie agli Uffizi di Firenze. Il Louvre rimane il museo più visitato in assoluto (7.400.000 presenze nel 2016), nonostante abbia subito un grande ridimensionamento (erano 9.300 mln i visitatori nel 2014), probabilmente da addebitarsi alla situazione internazionale e in particolare al terrorismo che ha colpito la città.

La situazione è ancora peggiore per l’Italia (Tab. 9) a livello mondiale in cui non risulta essere presente. Vi sono, invece, i Musei Vaticani (di pertinenza dello Stato Vaticano) che si collocano nel 2016 al 9° posto con 6 mln di presenze. L’Europa, con il Louvre di Parigi, si attesta in 3° posizione, dietro al National Museum of China e al National Air and Space Museum di Washington. Nove sono i Paesi europei che occupano le prime venti posizioni nel mondo. Da segnalare il 20° posto della Polonia con l’Aushwitz-Birkenau Museum, testimonianza storica di fortissimo richiamo e impatto emotivo.

L’analisi per gradimento dei visitatori dei musei riserva, però, molte variazioni rispetto a quella per numero di visitatori. Solo 2 sono i musei presenti in entrambe le graduatorie e differenti sono molti Paesi di diversi continenti (Tab. 10). L’Italia, in tale graduatoria, è presente con il Museo Egizio di Torino al 14°posto e gli Uffizi di Firenze al 16°. Ai primi posti 2 musei statunitensi: The Metropolitan Museum of Art di New York e il National WWII Museum di New Orleans.

Anche l’analisi di quanti si sono espressi tramite i “like” sui diversi Musei del mondo (Tab. 11) non dà speranze al nostro sistema culturale: nessuna delle nostre strutture è presente, mentre continuano a tenere la scena Musei statunitensi (6), Inglesi (6) e Francesi (2), anche se le statistiche di Tripadvisor e di Facebook non hanno valore scientifico, perché condotte solo su chi utilizza tali piattaforme e non su tutto il pubblico coinvolto dal fenomeno. Alla fine di questa disamina, due domande:
1) È uno svantaggio avere il più grande Patrimonio artistico del mondo?
2) L’Italia sa valorizzare il suo Patrimonio artistico?

A entrambe le domande occorre rispondere di sì, visti i risultati, ma va anche detto che conservare e promuovere un così ricco e concentrato Patrimonio non è facile ed è molto costoso e che l’Italia non ha mai – se non in questi ultimi lustri – messo a reddito tale Patrimonio. Quante attività dirette e indotte potrebbe generare se, senza scendere nei particolari, si creassero segmenti di offerta diversi per target diversi di visitatori, puntando soprattutto su un pubblico “medio-alto”?

Ha collaborato Mariano Ferrazzano