Dopo oltre sei ore di negoziato notturno la Grecia ha incassato dai creditori il via libera all’uscita dall’ultimo dei tre piani di salvataggio, accompagnati di fatto da otto anni di commissariamento. E, nonostante le resistenze della Germania, ha ottenuto anche misure per l’alleggerimento del debito, arrivato al 180% del pil. O almeno il suo allungamento. In base all’accordo raggiunto in Lussemburgo dall’Eurogruppo – la riunione dei ministri delle Finanze dell’area euro – Atene potrà infatti posticipare di 10 anni, dal 2022 al 2032, il pagamento dei 110 miliardi di euro di prestiti ricevuti dal vecchio fondo salva-Stati Efsf. E si vede estendere di ulteriori 10 anni il ‘periodo di grazia‘, cioè quello in cui non scattano sanzioni se non si ripaga il prestito. Per accontentare Berlino, però, il Paese continuerà per i prossimi cinque anni ad essere soggetto a uno stretto monitoraggio. Una soluzione che non piace all’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, secondo cui “chiamano alleggerimento del debito l’estensione della bancarotta greca fino al 2060”.

L’Eurogruppo ha concordato il pagamento di una quota finale di aiuti di 15 miliardi di euro, equivalenti alle ultime 88 riforme completate dalla Grecia nelle ultime settimane. Di questi, 5,5 miliardi sono destinati al servizio del debito e 9,5 miliardi andranno a garantire un “cuscinetto finanziario” di oltre 24 miliardi di euro per i 22 mesi successivi all’uscita di Atene dal programma. Il Paese ellenico si prepara ad uscire dalla tutela dei creditori a partire dal 20 agosto. Il governo Tsipras si è impegnato a mantenere un avanzo primario pari al 3,5% del Pil fino al 2022 e, in seguito, a rispettare le regole di bilancio Ue. Per la Commissione, spiega l’Eurogruppo nella dichiarazione diffusa nella notte, questo implicherà un avanzo primario in media al 2,2% del Pil nel periodo tra il 2023 e il 2060. Il Paese resterà comunque sotto la lente di Bruxelles, che attiverà la procedura di sorveglianza aumentata (Enhanced surveillance), con relazioni trimestrali sulla situazione economica e di bilancio della Grecia.

Secondo diverse fonti, i colloqui si sono prolungati perché Berlino ha mostrato resistenze fino all’ultimo minuto contro la riduzione del debito, misura ritenuta necessaria dai creditori per garantire la credibilità sui mercati finanziari. Per accontentare la Germania si è deciso appunto che alcune misure di riduzione del debito rimangano condizionate al proseguimento di ulteriori riforme, alcune delle quali da approvare nei prossimi mesi. E Atene nei prossimi cinque anni rimarrà sotto una sorveglianza mai vista prima dagli europei, molto più severa di quella messa in atto in passato per Portogallo, Cipro o Irlanda. “Questo rafforzato quadro di monitoraggio post-programma era necessario, ma non ci sarà alcun programma mascherato“, ha insistito Moscovici. Gli europei hanno anche pianificato di fare il punto sul debito greco nel 2032 e di concedere, se necessario, nuove misure di soccorso.

“La crisi greca finisce qui, stasera siamo finalmente arrivati alla fine di questo lungo e difficile viaggio, un momento storico“, ha dichiarato il commissario Ue per gli Affari economici, Pierre Moscovici. Secondo il presidente Mario Centeno “siamo riusciti ad ottenere un atterraggio ‘morbido’” per l’uscita del Paese da questo “lungo e difficile” percorso. Il ministro delle Finanze greco, Euclid Tsakalotos, si è detto “felice” e ha aggiunto: “Questo governo non dimentica e non dimenticherà ciò che il popolo greco ha dovuto attraversare durante questi otto anni. Dobbiamo assicurarci che molto presto il popolo greco vedrà concretamente i risultati”. Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha salutato l’accordo sostenendo che le misure miglioreranno la sostenibilità del debito greco “a medio termine”. In una nota, citata sul sito di Reuters, il numero uno dell’Eurotower accoglie con favore anche “la disponibilità dell’Eurogruppo a prendere in considerazione ulteriori misure di indebitamento a lungo termine nel caso in cui gli sviluppi economici negativi dovessero concretizzarsi”. Critico l’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, secondo cui “chiamano alleggerimento del debito l’estensione della bancarotta greca fino al 2060” e “rifiutano ognuna delle modeste proposte di Macron e la chiamano una nuova era per l’euro. La prossima mossa che faranno sarà fare un deserto e chiamarlo pace“, citazione di Tacito.

Il Fondo monetario internazionale, che ha contribuito finanziariamente ai primi due programmi greci, non lo farà per il terzo, ma rimarrà coinvolto nel monitoraggio post-programma, ha detto il direttore generale Christine Lagarde, che ha partecipato alla riunione in Lussemburgo. Secondo Lagarde, il debito greco è sostenibile “nel medio termine, ma sul lungo termine abbiamo delle riserve”. In otto anni, la Grecia ha beneficiato di oltre 273 miliardi di euro di assistenza da parte dei suoi creditori in tre programmi di aiuto.

Negli ultimi anni la Repubblica ellenica si è affacciata sui mercati obbligazionari in maniera sporadica: nel febbraio scorso, per esempio, ha piazzato con successo un bond a sette anni, con un rendimento del 3,5%. Nel luglio 2017 fece il suo primo ritorno sul mercato dal 2014, raccogliendo 3 miliardi di euro con un bond quinquennale. La crisi greca iniziò nell’ottobre 2009, quando il nuovo governo rivedette la previsione del deficit per il 2009 al 12,5% del Pil, rispetto al 3,7% precedentemente stimato.
Nell’aprile 2010 l’agenzia di rating Standard & Poor’s declassò i titoli di Stato greci a ‘junk’, mandando i rendimenti alle stelle. Il primo salvataggio da parte della Troika (Commissione Europea, Fmi e Bce) è del maggio 2010, con un esborso di 110 miliardi di euro. Nel 2011 arriva il primo ‘haircut’ del valore nominale del debito; un secondo salvataggio da 130 miliardi arriva nel febbraio 2012. Nel 2014 il governo annuncia di aver registrato un avanzo primario nel 2013 e nell’aprile 2014 lo Stato torna sui mercati obbligazionari per la prima volta in quattro anni, ma dura poco: nel gennaio 2015 Syriza vince le elezioni e nel giugno 2015 il Paese non ripaga un prestito del Fondo Monetario. Nel luglio 2015 il popolo greco respinge a grande maggioranza, con un referendum voluto dal premier Tsipras, le condizioni del terzo pacchetto di salvataggio. Ciò nonostante, di fronte alla prospettiva della bancarotta del Paese, il governo Tsipras decide di accettare gli aiuti e le misure di austerità connesse. Il terzo programma di salvataggio, quello dal quale Atene dovrebbe uscire nel prossimo agosto, è iniziato nell’agosto 2015.