Il 5 dicembre era arrivato il primo via libera. A nemmeno dieci giorni di distanza è già marcia indietro. L’Eurogruppo ha ritirato le misure di parziale alleggerimento del debito della Grecia decise per andare incontro alle richieste del Fondo monetario internazionale, che in caso contrario minacciava di sfilarsi dal terzo piano di salvataggio del Paese. “Le istituzioni hanno concluso che le azioni del governo greco non sono in linea con gli accordi”, si legge nel breve comunicato diffuso mercoledì. “Anche alcuni Stati la pensano così e quindi per ora non c’è unanimità per attuare le misure a breve termine sull’alleggerimento del debito”. A motivare il dietrofront sono state le ultime decisioni del governo Tsipras sul bilancio, tra cui l’una tantum ai pensionati poveri che hanno più risentito delle misure di austerity imposte dai creditori internazionali.

Alla luce del fatto che il Paese ha superato gli obiettivi di surplus primario promessi alla ex troika per il 2016 (1,1% del pil contro lo 0,5% previsto dal piano di salvataggio), il premier greco il 6 dicembre ha annunciato in tv che intendeva spendere 617 milioni di euro per versare una specie di tredicesima a 1,6 milioni di titolari di pensione sotto gli 850 euro al mese. Tsipras ha anche annunciato che non sarebbe scattato l’aumento dell’Iva per le isole del nord Egeo più colpite dalla crisi dei migranti.

Tanto è bastato per far irrigidire i ministri delle Finanze dell’area euro, che avevano appena aperto a una rimodulazione delle scadenze del debito con i fondi salva-Stati Efsf e Esm e una riduzione degli interessi, misure mirate a generare un “impatto positivo significativo sulla sostenibilità del debito ellenico” e far riguadagnare al Paese l’accesso al mercato.

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